Le leggi sul ricovero obbligatorio (in Italia trattamento sanitario obbligatorio o TSO) sono state utilizzate per giustificare vari tipi di soprusi: finanziario, sessuale, politico, per profitto commerciale, eredità e addirittura per la sicurezza del governo. Esse sono una privazione dei diritti umani e costituzionali. Una volta che la persona viene ricoverata e dichiarata incapace, anche se temporaneamente, essa può perdere il diritto di voto, di guidare un'auto, di arruolarsi nell'esercito, di controllare le proprie attività commerciali e finanziarie e, addirittura, di esercitare la sua professione. La vittima è anche soggetta a trattamenti fisici dannosi dai quali potrebbe non riprendersi mai.
Immaginiamo l'alternativa: luoghi dove le persone non vengano aggredite con psicofarmaci, shock, contenzione fisica, reclusione. Potrebbero ricevere un aiuto medico adeguato e sarebbero più disponibili a ricevere aiuto.
Il sistema attuale, che costringe una persona a recarsi in una struttura psichiatrica, è un arresto mascherato come "protezione". Tutte le pratiche coercitive nella campo della salute mentale dovrebbero essere dichiarate illegali. Come è avvenuto in precedenza con la schiavitù, anche il ricovero obbligatorio dovrebbe essere abolito.
Eventuali soggetti che abbiano messo in atto crimini violenti, dovrebbero essere condannati e soggetti a scontare le pene relative; non rilasciati sulla base di "non responsabilità, in quanto affetti da malattia mentale". Non si può incarcerare un individuo come misura preventiva, cioè supponendo che potrebbe commettere un reato; una ulteriore riflessione andrebbe poi effettuata in relazione al fatto che i carcere non è certamente la struttura idonea al recupero della maggior parte dei cittadini che abbiano commesso reati. Ma questo apre tematiche di cui il CCDU non si occupa, se non collateralmente.


