La contenzione in psichiatria

La contenzione in psichiatria

Parlando di contenzione non può che tornare alla mente Franco Mastrogiovanni, il maestro elementare che 31 luglio 2009 viene ricoverato al Centro di salute mentale dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania, per un trattamento sanitario obbligatorio. Morirà tre giorni dopo, sotto l’occhio impietoso delle telecamere di sorveglianza, che hanno filmato la sua agonia.

ContenzioneFin dalle loro origini, quando non erano niente altro che guardie carcerarie nei manicomi, gli psichiatri hanno cambiato di poco la loro metodologia brutale se non per il fatto di aver introdotto contenzioni elettriche e chimiche.

Oggi vengono usati molti metodi, tutti violenti, tutti potenzialmente letali, con i quali il personale degli ospedali sottopone un paziente a contenzione fisica brutale, di solito poco prima di somministrargli potenti farmaci per fargli perdere conoscenza.

Le contenzioni meccaniche includono camice di forza, cinture o fasce di cuoio che legano caviglie e polsi. Stanze isolate acusticamente, apribili solamente dall’esterno, sono usate per l’isolamento. I potenti farmaci, i cui pericoli sono stampati sui bugiardini a caratteri minuscoli, sono somministrati come mezzo di controllo chimico.

Come è dimostrato dalla breve storia che segue, le misure di contenzione fisica dei nostri giorni somigliano in tutto e per tutto ai primissimi strumenti di tortura.

1700: Per contenere i pazienti si usavano “camiciole a muro” e catene legate alle pareti o ai letti. La teoria era: più dolorosa era la contenzione, migliori sarebbero stati i risultati. Benjamin Rush, noto come il padre della psichiatria americana ed il cui volto adorna ancora il logo della Associazione Psichiatrica Americana, sviluppò, alla fine del 1700, la sedia “sedativa”. Il paziente veniva immobilizzato in uno stato di disagio e dolore enorme.

1787: Lo psichiatra francese Phillippe Pinel abolì l’uso delle catene per “l’alienato” ma le sostituì con le camicie di forza.

1800: Il "letto a mangiatoia" era una gabbia con letto basso a forma di graticcio dove il paziente veniva messo per settimane o mesi. L’uso di cinture legate a manette, bracciali di cuoio e catenelle da caviglia e sedie di contenzione continuò e gli psichiatri ne sostenevano le “grandi virtù curative.”

1855: L’uso di “camere d’isolamento” divenne di moda negli ospedali psichiatrici.

Anni ‘50: Le contenzioni meccaniche furono usate per relegare i pazienti ai loro letti, come “sedie per contenere”. In alcuni casi, i pazienti erano confinati al buio in seminterrati simili a prigioni sotterranee.

Il nuovo millennio: Gli attuali metodi di contenzione includono procedure fisiche, meccaniche, elettriche e chimiche.

2002: L’Unione Europea ha chiesto ad un certo numero di Paesi dell’Est di eliminare i letti a gabbia (circondati da sbarre, in modo che non si possa scendere dal letto, e per alcuni tipi non ci si può neanche sedere su di esso) considerandoli una pratica degradante ed inumana.

La Repubblica Ceca li ha resi illegali solamente dal 2004.

Una superstite ha dichiarato:

La paura del letto a gabbia vivrà in me per sempre”. Forse il quadro più accurato dell’umiliazione e terrore delle contenzioni può essere osservato attraverso gli occhi di una vittima: “In momenti inaspettati, sento la chiave girare nella serratura. Cerco di ricompormi. Potrebbe succedere di tutto: un’iniezione, stretta delle cinture, allentamento delle stesse.... Forse mi faranno andare al bagno del reparto. Forse mi toglieranno completamente le misure di contenzione. Ho bisogno di negoziare al meglio, ma mi trovo nelle condizioni più difficili per farlo ...non capisco che cosa io abbia mai fatto che giustificasse l’inizio dell’isolamento e la punizione con misure di contenzione...
Quando alla fine fui liberato dalla piccola e puzzolente stanza di isolamento, dove avevo passato 3-4 giorni dopo il mio arrivo al reparto chiuso a chiave, ero pronto a cooperare per evitare un viaggio di ritorno.

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