Uso e abuso del linguaggio psichiatrico

Pubblicato Lun. 20/04/2015 - 10:16
Uso e abuso del linguaggio psichiatrico

Recentemente due noti esponenti del variegato mondo della salute mentale hanno detto la loro sull'uso del linguaggio psichiatrico.

Malattia mentale, paziente e schizofrenia: è possibile sostituire questi termini fuorvianti?

Le parole complicate degli psichiatri come quelle dei giuristi, e ancor più di quelle dei politici e dei medici in genere, hanno la funzione di non fare entrare facilmente gli altri nel loro mondo, dato che ormai è risaputo che buona parte del potere passa per l'accesso alle parole e al loro significato.
(Giorgio Antonucci)

Secondo il Dott. Allen Frances, Professore Emerito alla Duke University e capo del comitato di redazione che approvò il DSM IV (Manuale Diagnostico e Statistico - l'elenco ufficiale dei cosiddetti disturbi mentali):

"Quelli di noi che hanno lavorato sul DSM IV, hanno imparato sulla propria pelle i limiti della parola scritta e come, nell'uso quotidiano, questa possa essere torturata e contorta fino a diventare dannosa: soprattutto quando se ne può trarre un profitto.

Il DSM IV doveva essere un documento molto conservatore – abbiamo respinto tutte le 94 nuove diagnosi che erano state proposte, tranne due, ma questo non ha impedito che si diffondesse l'abuso di termini quali: Disturbo da Deficit di Attenzione, Disturbo di Asperger, Disturbo Bipolare, PTSD e altri. Morale: se alcune formulazioni nel DSM possono essere utilizzate impropriamente per qualche scopo, quasi certamente sarà così.

Credevamo fosse possibile restare padroni delle nostre parole e controllarne l'utilizzo e le connotazioni da parte degli altri. Le parole tendono ad assumere una vita propria, e nel farlo diventano spesso ambigue e fuorvianti. Dopo un po', l'uso scorretto acquisisce largo consenso, e può essere molto difficile da controllare o sostituire.

Alcune delle parole che meno preferisco, ma, paradossalmente, non riesco ad evitare sono: "Malattia mentale", "gravemente malato di mente", "paziente" e "schizofrenia". Per quanto siano fuorvianti, non ho mai trovato il modo di sostituirle.

Il termine " malattia mentale" è terribilmente fuorviante perché i "disturbi mentali" che vengono diagnosticati - lungi dall'essere vere e proprie malattie conclamate - sono le mere descrizioni di quello che la gente dice o fa. Ad esempio, il termine "schizofrenia" descrive solo un insieme eterogeneo di esperienze e comportamenti - senza spiegarli - e alla fine ci ritroviamo centinaia di diverse cause e decine di diversi trattamenti. "Schizofrenia" sicuramente non è una malattia. Il termine " malattia mentale " si presta anche a un riduzionismo biologico ingenuo, ignorando quei fattori psicologici e sociali così fondamentali per comprendere i problemi di ognuno.

I termini " gravemente malato mentalmente" o la sua alternativa, "seriamente malato di mente" non sono solo scioglilingua scomodi, ma anche ingannevoli allo stesso modo e potenzialmente stigmatizzanti. Possono essere adottati per significare che la persona in modo marcato è destinata a un cattivo risultato e / o che il farmaco sarà non solo necessario per il trattamento, ma anche sufficiente."

Anche la Dottoressa Anne Cooke si è interessata al potere delle parole. Ha condotto un progetto "Capire la psicosi" per conto della British Psychological Society Divisione di Psicologia Clinica.

La Dott.ssa Cooke scrive:

"Il linguaggio che usiamo non è importante tanto di per sé, quanto perché riflette - e influenza - il nostro modo di vedere le cose: le nostre " idee guida". Come fa notare giustamente Allen, l'etichettare "malattie mentali" alcuni stati emotivi o modi di pensare e di agire è solo un modo di pensare a loro - non l'unico modo. Sappiamo solo che la gente a volte si sente o agisce in certi modi: il resto è la nostra interpretazione.

Se mi sento triste e senza speranza, e rimango a letto tutto il giorno a guardare il soffitto, probabilmente mi verrà diagnosticata la depressione. Mi può essere detto che ho una malattia, e questo modo di intendere la mia situazione ha i suoi vantaggi. Ad esempio, posso andare dal mio medico di famiglia e, auspicabilmente, trovare qualcuno che mi ascolta, forse alcune pastiglie da prendere, e forse un riferimento di qualcuno con cui posso parlare. Se mi sento così male da non riuscire a lavorare, posso mettermi in malattia. Così l'idea di malattia mentale ha sicuramente i suoi lati positivi: ci dà un modo di parlare di cose difficili e un quadro per l'offerta di aiuto.

Tuttavia, spesso mi chiedo se nel complesso, l'intera impresa di trovare etichette mediche e "trattamenti" farmacologici per i problemi della vita, in realtà non provochi più problemi di quanti ne risolva. Per esempio, pensare a me stesso come malato di mente potrebbe essere un duro colpo per la mia fiducia in me stesso. Potrei concludere di non poter aiutare me stesso, se non continuando a prendere le pillole. A seconda della mia diagnosi, potrei cominciare a temere la trasformazione della mia immagine per via dei pregiudizi sui malati mentali: strani, incapaci di funzionare e, forse, anche potenzialmente violenti.

Perderei anche parte dei diritti umani che avevo sempre dato per scontato: i malati mentali sono le uniche persone che possono essere rinchiuse a chiave senza processo e riempite di farmaci contro la loro volontà.

Ritenere di poter cambiare le cose attraverso un'analisi logica del linguaggio sarebbe ingenuo: ci sono troppi interessi in gioco da tutte le parti. Individualmente e come società vogliamo o dobbiamo credere che i professionisti e la tecnologia abbiano le risposte e, da parte loro, luminari della salute mentale non hanno nessuna intenzione di discutere. Non solo: i profitti dell'American Psychiatric Association provengono dalla vendita del DSM, e dall'idea che certe esperienze sono malattie diagnosticabili. A questi aggiungiamo i profitti miliardari delle case farmaceutiche, ottenuti con campagne di marketing ingannevoli. e vendendo l'idea che i problemi della vita sono malattie previste dal DSM, causate da uno squilibrio chimico, e per le quali occorre prendere una pillola.

Credo però che ci sia un'alternativa a termini come malattia mentale, anche se riferita a problemi molto gravi: il linguaggio comune. In questo modo consentiamo alle persone di definire le proprie esperienze ed evitiamo d'imporre le nostre idee su di loro. Se qualcuno sente delle voci o appare fuori contatto con la realtà, perché non dirlo? Anche se le esperienze sono gravi, di lunga durata e invalidanti, non è il caso d'invocare etichette come schizofrenia o malattia mentale e imporre una particolare interpretazione della situazione. Questo è l'approccio che abbiamo usato nella relazione British Psychological Society 'Capire psicosi e schizofrenia'.

Abbiamo volutamente scelto di non intitolarlo 'Le cause e il trattamento della schizofrenia e altre psicosi' perché così facendo avremmo validato l'interpretazione medica. I termini 'psicosi ' e ' schizofrenia' appaiono nel titolo perché sono familiari, ma nel sottotitolo abbiamo usato il linguaggio di tutti i giorni: 'Perché la gente a volte sente voci, crede cose che gli altri trovano strane, o sembrano fuori dalla realtà; e come possiamo aiutarle'."

Come diceva Thomas Szasz:

"La malattia mentale è una metafora. La mente può essere malata soltanto nel senso in cui si parla, per esempio, di economia malata o di pensieri malati. La malattia mentale non è qualcosa che una persona ha, bensì qualcosa che la persona fa o è."

L'abuso di parole prese dal gergo medico serve a giustificare le violazioni dei diritti umani da parte della psichiatria. Il ricovero forzato sarebbe sequestro di persona senza la finzione della cura medica, e persino la somministrazione forzata di psicofarmaci sarebbe reato. La riforma della psichiatria passa anche attraverso la ridefinizione del suo linguaggio.

Ripreso da: http://www.huffingtonpost.com/allen-frances/can-we-replace-misleading-terms-like-mental-illness-patient-schizophrenia_b_7000762.html

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