Azione disciplinare su assistente sociale che aveva minacciato una bambina

Pubblicato Mer. 19/02/2014 - 13:54
Azione disciplinare su assistente sociale che aveva minacciato una bambina

Del caso della bambina minacciata dall'assistente si erano occupati anche la trasmissione "Mattino Cinque"e i giornali locali.

Trento  - In data 11 dicembre 2012 questa bambina era stata minacciata al telefono in viva voce dall'assistente sociale davanti a due rappresentanti delle forze dell'ordine attoniti.

L'assistente sociale non aveva potuto negare, perché le sue minacce erano anche state registrate sull'iPod dalla bambina, e in seguito trasmesse in una puntata di Mattino Cinque in cui la madre aveva denunciato il comportamento dell'assistente sociale e la sofferenza inflitta alle sue figlie.

In tale occasione la dott.ssa Franca Bonin, Vicepresidente del Consiglio nazionale dell'Ordine degli Assistenti sociali, aveva consigliato alla mamma di denunciare i fatti all'Ordine degli assistenti sociali di Trento, promettendo che la vicenda avrebbe avuto un seguito.

E in effetti pare che il procedimento stia andando avanti e che si intenda procedere a sanzionare quest'assistente sociale per il suo comportamento disdicevole.

Pochi giorni fa, infatti, la mamma delle bambine ha ricevuto una richiesta di conciliazione che ha deciso di accettare salvo un congruo risarcimento danni, una lettera di scuse sincere da parte della dott.ssa e, nel caso in cui la dott.ssa non avesse ritenuto opportuno dimettersi da qualsiasi incarico che abbia a che fare con i minori, un percorso di aggiornamento e correzione che possa garantire che tali errori non si possano più ripetere.

Non voglio soldi. Tolte le spese che ho dovuto sostenere per colpa degli errori di questa assistente sociale, il resto sarà devoluto a un'associazione di tutela dei minori. Ma voglio che le altre famiglie non debbano patire le sofferenze che abbiamo passato io e la mia famiglia. -  Ha dichiarato la mamma.

Secondo l'avvocato Francesco Miraglia, allora legale della mamma:

Questo è forse uno dei pochi casi in Italia in cui un'assistente sociale è tenuto a dare conto del suo comportamento. Auspico un cambiamento di rotta, anche per gli assistenti sociali: chi sbaglia paga. Questa vicenda, deve essere da esempio per tutti gli assistenti socialiche devono avere come unico obbiettivo quello di aiutare le famiglie in difficoltà, quello di essere al fianco delle famiglie e non al di sopra.

A ulteriore riprova del fatto che le azioni dell'assistente sociale siano state alla base delle sofferenze della famiglia, da quando il caso è stato affidato a un'altra assistente sociale le cose sono subito migliorate.

Ora la mamma e il papà si sono riappacificati e hanno raggiunto un accordo, firmato proprio in questi giorni. Adesso le bambine, che avevano scritto una commovente lettera al giudice chiedendo di stare metà con il papà e metà con la mamma, potranno godere dell'affetto dei genitori.

Le vergognose minacce telefoniche della dott.ssa erano infatti solo l'apice di una serie di comportamenti altamente lesivi nei confronti della mamma e delle bambine.

L'assistente sociale, spinta da un pregiudizio verso la madre che non aveva alcun riscontro oggettivo se non la perizia di alcuni anni fa con dei forti sospetti di infondatezza a causa del conflitto di interessi della psicologa, aveva sempre ostacolato il riavvicinamento dei genitori causando dei danni indicibili alla famiglia.

Finalmente si sta facendo giustizia e pare che il sistema non sia più rannicchiato in una sterile e acritica protezione degli interessi di casta, ma ci sia la reale volontà di aprirsi ai cittadini e alle famiglie. Siamo tutti esseri umani e anche gli assistenti sociali possono sbagliare. Dopo la recente presa di posizione dell'onorevole Vittoria Brambilla, Presidente della Commissione infanzia e adolescenza, la mia fiducia per un sistema di tutela dei minori più rispettoso dei diritti umani è aumentata.

E' la dichiarazione di Gabriella Maffioletti, che in passato si è occupata direttamente del caso in questione e che lotta da anni per tutelare i minori dagli «allontanamenti facili».

Silvio De Fanti
CCDU Onlus

 

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