Bambino in coma a Monza. Sulla tragedia, l’ombra di una diagnosi psicologica controversa

Pubblicato Mer. 19/02/2020 - 09:30
Fiaccolata per il bambino in coma a Monza

Chicco (nome di fantasia) si trova in coma, all’ospedale, il corpo semiparalizzato. I medici non sanno se riprenderà mai a parlare e a camminare, e se riporterà danni neurologici permanenti. Il bambino è ricoverato da circa una settimana in condizioni disperate. Nei giorni scorsi, pur avendo il piccolo 40 di febbre e la madre, disperata, lo scongiurasse di portarlo dal medico, il padre non se ne sarebbe affatto curato.

Nonostante la relazione della consulente della mamma, che evidenziava lo stato d’incuria e malnutrimento da parte del padre, il bambino fa affidato proprio a quest’ultimo. Motivo: una diagnosi quanto mai controversa, quella di Sindrome da Alienazione Parentale (non riconosciuta nemmeno dal pur fantasioso manuale di malattie mentali, che ne elenca oltre 360). 

Secondo Margaret Hagen, Professore di Psicologia all’Università di Boston e autrice del libro “Whores of the Court” queste perizie non dovrebbero essere prese troppo sul serio dai giudici:

“Una perizia psichiatrica … non è una prova, e non dovrebbe essere considerata tale da un giudice.

Nell’accezione comune, l’intuito è quel tipo di conoscenza ricavata dall’esperienza con la gente, che risulta difficile esprimere con parole. Il venditore che dice: “Ho visto un sacco di clienti così - dopo un po’ li riconosci al volo”.

L’intuito rappresenta qualcosa di reale. È il tipo di conoscenza che un poliziotto usa quando decide di indagare una persona vagamente sospetta. È quello che permette a un professore di sospettare una tesi plagiata, ed è ciò che usa Miss Marple quando dice che quel giovanotto le ricorda il figlio del vecchio Tom, quello che lavorava nel garage e riparava male le auto.

Tutti noi usiamo l’intuito nella nostra vita quotidiana, ma un giudice non permette che un poliziotto arresti qualcuno solo perché gli sembra sospetto, il rettore non accetta che un professore rifiuti una tesi senza la prova che si tratti di plagio, e persino Agatha Christie fornisce a Miss Marple un minimo di evidenza oggettiva a supporto del suo infallibile intuito.”

Ci chiediamo se davvero bisogna sempre arrivare alle tragedie per accorgerci che qualcosa non funziona nel sistema. Il CCDU auspica che i giudici, nella ricerca della verità, si fidino solamente di ciò che è dimostrato da riscontri oggettivi: foto, video, intercettazioni, analisi di laboratorio. Che si riapproprino con orgoglio del loro ruolo di ‘Perito dei Periti’ e prendano queste diagnosi psichiatriche con una buona dose di scetticismo e un pizzico di buon senso. Soprattutto quando si tratti di bambini.

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani sta organizzando una fiaccolata davanti al tribunale di Monza per venerdì 28 febbraio 2020 alle ore 20. Parteciperanno anche le seguenti associazioni: Associazione Bambini a Casa, Associazione Donne Egiziane, Comitato Famiglia e Vita.

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