Caro Sindaco a lei importa dei bambini?

Submitted on Mar. 11/03/2014 - 10:39
Caro Sindaco a lei importa dei bambini?

Oggi il nostro comitato ha inviato una lettera al Sindaco di Cesate e Tutore dei minori dott. Roberto Della Rovere, alla Direttrice dei Servizi Sociali dott.ssa Elena Meroni, all'Assistente Sociale dott.ssa Emilia Colombo e al Presidente della Commissione Parlamentare per l'infanzia e l'adolescenza on. Michela Vittoria Brambilla, per chiedere il rientro a casa di due bambini che dopo l'assoluzione con formula piena della mamma non sono ancora rientrati in famiglia:

Egregio dott. Roberto Della Rovere,

Dopo l'assoluzione della signora R. R. del luglio 2013, che dopo anni di dolore e traversie è stata assolta con formula piena perché il fatto non sussiste, ci aspettavamo che aldilà delle sue infauste prese di posizione che avevamo criticato pubblicamente, la famiglia sarebbe stata riunita velocemente non sussistendo più le motivazioni oggettive di tale allontanamento, e siamo rimasti sconvolti nell'apprendere che questo non è ancora successo.

Confessiamo che dopo le sue dichiarazioni in cui si era premurato di «difendere il lavoro dei servizi sociali» senza spendere una parola per i bambini abusati, avevamo delle preoccupazioni. Purtroppo è un malcostume tutto italiano quello di difendere a spada tratta le istituzioni, anche davanti alla fragrante colpevolezza. Nel caso di specie, erano stati proprio i Servizi Sociali a collocare i bambini presso i nonni paterni che sono stati condannati assieme al padre per abusi e violenze sui bambini. Temevamo che per proteggere le persone che in modo apparentemente negligente avevano permesso un collocamento talmente lesivo dei minori, i bambini e la mamma avrebbero potuto essere penalizzati con un ritardo nel riavvicinamento in base valutazioni e protocolli strumentali di natura psicologica. A quanto pare sta accadendo proprio questo, ma saremmo molto felici di essere smentiti.

Pochi giorni fa, infatti, i Servizi Sociali avrebbero inviato una mail in cui si confermava l'ora trimestrale (ogni tre mesi) con il bimbo e si disponeva un'ora ogni due mesi per rivedere la bimba. Questo per i servizi sarebbe un rientro graduale? È uno scritto che sinceramente ci fa accapponare la pelle. Il legale della mamma, avv. Francesco Miraglia, ha infatti commentato: «La situazione è paradossale in quanto la mia cliente, dopo essere stata assolta, deve ora sottoporsi a un altro "processo" che è quello della reintegrazione della potestà e dimostrare di essere capace di fare la mamma.»

Noi sosteniamo da anni che tramite valutazioni soggettive e opinabili, psichiatri, psicologi e assistenti sociali spesso inducono il tribunale dei minori a prendere provvedimenti drastici e drammatici, sottraendo i figli alla famiglia, collocandoli nelle comunità, mettendoli poi sotto indagine, analisi e quant'altro, e che la famiglia, nella maggioranza dei casi, è totalmente impotente di fronte a questo sistema. Quali sono di fatto le motivazioni oggettive per cui dopo ben otto mesi dall'assoluzione, i bambini non sono ancora tornati in famiglia?

Le chiediamo di intervenire urgentemente affinché venga predisposto un "rientro graduale" reale e sensato. Questa famiglia e questi bambini hanno sofferto anche troppo. Cordialmente,

Silvio De Fanti
Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus

 

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