Casa sporca: le strappano il bambino di soli due anni

Pubblicato Mar. 19/12/2017 - 21:29
Casa sporca: le strappano il bambino di soli due anni

Incredibile motivazione nella relazione: segnali di disagio perché il bambino cammina sulle punte dei piedi. CCDU: appello a Sindaco e cittadinanza.

Brescia. I Servizi Sociali di una cittadina nel bresciano hanno allontanato un bambino di soli due anni dopo che un’ispezione dell’ATS di Brescia presso la casa di una mamma aveva riportato che “i locali si presentano in condizioni igieniche inadeguate”. Gli ispettori sanitari avevano anche sollevato problemi di non conformità di alcune parti dell’impianto elettrico e dell’impianto termoidraulico.

Pare che, invece di aiutare questa famiglia a sistemare le carenze igieniche e normative, i Servizi abbiano solo mandato due signore a fare un po’ di pulizie per alcune ore. Dopo un solo giorno dall’ispezione dell’ATS, i Servizi Sociali hanno provveduto a strappare il bambino dalle braccia della mamma e metterlo in una struttura.

Subito dopo arriva il resoconto dell’asilo nido: il bambino presenta dei “segnali di disagio quali toe-walking (deambulazione in punta di piedi) e scarso rispetto delle regole.”

Questo sembrerebbe rappresentare l’ennesimo caso di pressapochismo psichiatrico. Secondo dati reperibili in letteratura, il cosiddetto toe-walking è considerato normale fino a 2-3 anni di età (appunto l’età di Giorgio, nome di fantasia) mentre più avanti può essere un indicatore (sintomo) di patologie neuromuscolari, ortopediche o del sistema vestibolare (quello deputato all’equilibrio). Queste patologie, a loro volta, possono causare disturbi comportamentali.

I dirigenti dell’asilo nido, apparentemente imbevuti di pseudoscienza psichiatrica, per cui i sintomi vengono scambiati per malattie, decidono che questo modo di camminare è un segnale di disagio. Perché dunque perdere tempo con visite mediche approfondite quando il problema può essere semplicemente “risolto” sequestrando il bambino?

La mamma ha ammesso le sue difficoltà:

“Ho avuto un periodo di debolezza dovuto al trauma della separazione e al comportamento del mio ex compagno. Mi sono lasciata andare. Ma mi sono ripresa subito e mi sono attivata per sistemare la casa. Purtroppo, non mi hanno dato il tempo di farlo.”

Il Tribunale pare aver compreso che l’allontanamento era forse una misura troppo dannosa e invasiva, tuttavia non ha revocato l’allontanamento e dopo tre settimane ha disposto un collocamento temporaneo della mamma con il bambino in una comunità.

Dopo che il bambino è stato allontanato sono passate quindi ben tre settimane prima del ricongiungimento con la mamma. Attualmente la mamma sta andando da una psichiatra e da una psicologa per dimostrare di non essere pazza, poiché il Tribunale ha disposto la verifica della sua salute mentale. Al costo della comunità si aggiungono quindi anche le spese sanitarie per le visite psichiatriche.

“Andreotti diceva che a pensare male si fa peccato ma spesso ci si indovina. Tutta questa efficienza potrebbe indurre qualcuno a nutrire dei sospetti.”

Attacca Sonia Manenti del Comitato di Cittadini per i Diritti Umani (CCDU) Onlus. Che continua:

“Secondo le nostre stime, questa mamma e il suo bambino ci costano circa 6.000 euro al mese. Forse con quei soldi si sarebbe potuta aiutare la famiglia a risolvere le problematiche abitative.

Ci preoccupa molto la ‘diagnosi’ emessa dalle operatrici dell’Asilo Nido: non è ammissibile che una disciplina discrezionale e ascientifica come la psichiatria venga utilizzata per giustificare tanto pressapochismo. Il Tribunale avrebbe potuto fare riferimento a una recente sentenza innovativa del Tribunale per i Minorenni di Roma che ha disposto il ritorno dei bambini in famiglia nel corso degli accertamenti per verificarne l’adeguatezza.

Anche in questo caso, una volta sistemata l’abitazione, la mamma e il bambino potrebbero tornare a casa mentre si fanno le verifiche e si compiono accurate visite mediche. In tal modo non si violerebbe né il principio di presunzione di innocenza né il diritto alla vita familiare.

Chiederemo al Sindaco del Comune interessato, e a tutta la cittadinanza, di attivarsi per aiutare questa famiglia a sistemare la casa, e permettere alla mamma e al bambino di tornare a casa al più presto.”

Condividi con