CCHR contro lo schiavismo razzista in Sud Africa

Pubblicato Ven. 21/03/2014 - 11:10
CCHR contro lo schiavismo razzista in Sud Africa

Oggi, 21 marzo, si celebra in tutto il mondo la Giornata Mondiale contro il Razzismo, indetta dalla Nazioni Unite in ricordo del massacro di Sharpeville del 1960, la giornata più sanguinosa dell'apartheid in Sudafrica.

Quel giorno 69 manifestanti neri vennero uccisi da 300 poliziotti bianchi mentre protestavano contro l'introduzione dell'Urban Areas Act.

Il provvedimento, causa della protesta, imponeva ai cittadini sudafricani neri di esibire uno speciale permesso se fermati nelle aree riservate ai bianchi.

Il comportamento della polizia, che sparò sui manifestanti, venne denunciato, da una speciale commissione d'inchiesta, come eccessivo impiego della forza contro una folla disarmata, mentre, l'operato del governo sudafricano venne ufficialmente condannato dalle Nazioni Unite.

La Giornata Mondiale contro il razzismo vuole promuovere la parità di trattamento e rimuovere le discriminazioni fondate sulla razza e l'origine etnica con l'obiettivo di diffondere ed accrescere una coscienza multietnica e multiculturale nell'opinione pubblica e, in particolare, fra i giovani e di sottolineare la ricchezza derivante da una società multietnica e multiculturale.

Negli anni '80 i nostri cugini del CCHR sudafricano rivelarono le foto dei segretissimi campi di lavoro per schiavi, gestiti da psichiatri. Tra gli anni 70 e 80, migliaia di africani furono rinchiusi in questi istituti psichiatrici con la scusa di una presunta malattia mentale, sottoposti a torture a base di elettroshock e costretti a lavorare come schiavi in miniera.

Il governo sudafricano dell'apartheid rispose col divieto di fotografare o diffondere qualsiasi informazione riguardante i loro istituti psichiatrici, e a quel punto il CCHR richiese e ottenne un'inchiesta da parte dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, inchiesta che confermò quanto denunciato dal CCHR.

Dopo la fine dell'apartheid, CCHR presentò testimonianza scritta e verbale di fronte alla Commissione per la Verità e la Riconciliazione in Sud Africa – commissione che investigava i crimini razziali – e ottenne un'inchiesta governativa nel campo del razzismo psichiatrico. L'inchiesta terminò con la revoca del divieto di diffondere foto e informazioni sugli orrori psichiatrici.

 

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