Condannato per lesioni su ex moglie e figlie

Pubblicato Sab. 02/03/2013 - 11:33
Condannato per lesioni su ex moglie e figlie

Ma le figlie sono affidate a lui...

Un caso classico di come le valutazioni soggettive degli psichiatri possono causare degli abusi sui minori.
Gli psichiatri infatti hanno giudicato la madre "pericolosa"e il padre "idoneo".

Trento. Il tribunale penale di Trento l'altro giorno ha condannato un uomo per lesioni personali sulla ex moglie e sulle figlie. La vicenda era già salita agli onori delle cronache per il fatto che le bambine erano state affidate al padre nonostante il rinvio a giudizio per reati violenti. Purtroppo, nonostante le segnalazioni inviate al tribunale e alle autorità, le bambine sono tutt'oggi assegnate al padre. Ma veniamo alla vicenda che definire kafkiana è perlomeno eufemistico.

Nel 2009, a seguito di una separazione conflittuale, il tribunale decide di chiedere una consulenza tecnica d'ufficio. Secondo i periti, la madre, senza alcun reale fondamento pregiudizievole come affermato in seguito in un parere proveritate, viene considerata "pazza" tanto che il giudice della separazione la considera malata psichiatrica e le allontana le figlie. Diagnosi poi smentita ufficialmente dal Centro di salute mentale di riferimento. Il padre invece, nonostante le accuse di violenza, viene considerato idoneo. Peccato che più tardi si scoprirà che l'avvocato del marito e la consulente tecnica d'ufficio erano legate da uno stretto rapporto di collaborazione: l'avvocato era la vicepresidente dell'associazione Prospettive (associazione di tutela dell'infanzia) mentre la dott.ssa che ha fatto la perizia era la presidente della stessa associazione. La signora ha persino fatto delle sedute con questa dottoressa nella sede dell'associazione dell'avvocato dell'ex marito. Questa vicenda è stata anche segnalata all'Ordine degli psicologi e all'Ordine degli avvocati, ma ancora nessuno si è mosso.

Ma non è tutto. Recentemente la figlia Maria (nome di fantasia) dopo aver visto in televisione il caso di Cittadella trasmesso a Pomeriggio Cinque conBarbara D'Urso, ha iniziato a informarsi sulle leggi in materia di affidamento e ha scoperto che secondo la convenzione di New York sui diritti del fanciullo del 1989 un minore ha il diritto di essere ascoltato. Dopo aver manifestato allo psicologo la sua intenzione di stare con la mamma ha persino scritto una lettera al giudice. Nella sua lettera, scritta assieme all'educatrice e alla sorellina, ha chiesto la vera applicazione dell'affido condiviso. "Caro signor Giudice, [...] vorrei chiederle se per Santa Lucia o per Natale, al posto dei regali, ci potrebbe portare un aumento delle ore con la mamma e di poter stare metà tempo con la mamma e metà con il papà. [...] Ci piacerebbe avere dei giorni normali come tutti senza dover stare sempre negli orari." E infine, ormai esasperata per il fatto di non essere ascoltata,ha "imposto" il suo diritto all'ascolto, il suo diritto a una vera bigenitorialità e il suo diritto a una normale vita familiare, rifiutandosi di tornare dal papà e rimanendo a dormire dalla mamma. La sorellina più piccola invece ha avuto paura delle minacce di venir messa in casa famiglia ed è tornata dal papà.

Ed è qui che la vicenda si fa ancora più fosca. L'assistente sociale, invece di ascoltare e cercare di comprendere il gesto della bambina, l'ha minacciata al telefono di rinchiuderla in una casa famiglia se non fosse tornata dal papà. Il telefono era in viva voce e le minacce sono state ascoltate anche da due carabinieri attoniti. La vicenda è anche stata denunciata pubblicamente da Paolo Del Debbio durante la trasmissione Mattino Cinque. Nel corso della trasmissione Franca Bonin, vicepresidente del Consiglio nazionale dell'Ordine degli Assistenti sociali ha consigliato alla mamma di denunciare i fatti all'Ordine degli assistenti sociali, il che è stato puntualmente fatto ma ancora: nessuna risposta dalle istituzioni.

E non pensiate che la cosa sia finita qui. Attualmente questa famiglia non ha un servizio sociale di riferimento. Fortunatamente l'assistente sociale è stata tolta dal caso, anche se ci risulta che operi ancora nel settore dei minorenni. I servizi sociali della comunità di valle hanno rimesso il mandato a un'altra comunità di valle che purtroppo non ha accettato il mandato per la presenza nei suoi ranghi della sorella dell'ex marito della donna, che è un'assistente sociale per i minorenni. A questo punto il dirigente dei servizi sociali provinciali si è impegnato a trovare un servizio che non presenti dei dubbi di imparzialità ma finora non è stato trovato nulla. Quindi questa famiglia si trova ora senza alcuna assistenza. E a questo proposito la delegata di Adiantum per i rapporti con i servizi sociali, Gabriella Maffioletti, ha ritenuto necessario inviare una nota al dirigente provinciale dei servizi sociali affinché risolva rapidamente questa mancanza.

Ed ancora.Recentemente l'avvocato dell'ex marito ha presentato una richiesta al tribunale dei minorenni in cui si chiede persino che la figlia venga istituzionalizzata in una casa famiglia in caso di rifiuto di aderire al decreto che la vorrebbe dal padre, addebitando il rifiuto della figlia a una presunta "manipolazione" della madre sebbene sia lapalissiano che la figlia è completamente autodeterminata nella sua decisione, e forse la condanna di ieri ci spiega anche le motivazioni alla base di questa decisione. E nell'istanza non vi è alcuna menzione relativa all'ascolto del minore ma si parla solo della presunta "pericolosità" della madre (basata sulla perizia scritta dall'amica dell'avvocato) e della necessità di usare la forza per costringere la figlia ad obbedire senza prendere in nessuna considerazione i suoi desideri e aspettative. Ma l'avvocato non è il presidente di un'associazione che tutela i minori? Perché ha consigliato al suo cliente di intraprendere questa strada?

Vorremmo anche far notare che l'associazione Prospettive, di cui fanno parte l'avvocato dell'ex marito e la stessa CTU di cui sopra,è nata con il fine manifesto di proteggere i bambini dai maltrattamenti in famiglia, come risulta da una campagna pubblica del 2007 sponsorizzata da un noto quotidiano trentino. Il fatto di assistere una persona condannata proprio per questi reati ci pare quantomeno incoerente, e scusateci se ci viene il lieve sospetto che l'avvocato abbia più interesse ad alimentare il conflitto spingendo il padre in una direzione maggiormente conflittuale (forse per spennarlo per bene?) invece che proteggere veramente le bambine e cercare di trovare un accordo, come ha sempre cercato di fare senza successo l'avvocato della mamma Francesco Miraglia del foro di Modena. Vorremmo anche sapere che cosa pensa questo avvocato delle ripetute lamentele delle bambine nei confronti della nonna che continua a dire loro che la mamma è pazza cercando di manipolarle contro la madre. Almeno a parole l'associazione Prospettive dice di battersi contro il fenomeno dell'alienazione genitoriale. L'avvocato ha fatto qualcosa in merito a questo comportamento della nonna paterna? Che cosa ne pensano gli altri membri dell'associazione del comportamento del loro presidente?

E ieri l'ultima nota dolente della vicenda.L'Assessore alle politiche sociali, Violetta Plotegher, rispondendo a un'interrogazione in merito del consigliere Maffioletti, si è sostanzialmente defilata declinando qualsiasi responsabilità dell'amministrazione e non intraprendendo di fatto nessuna misura sulle segnalazioni presentate, sebbene abbia ammesso che almeno due assistenti sociali di Trento hanno fatto dei corsi di formazione presso l'associazione stessa. Ma ci chiediamo, i membri stessi dell'associazione Prospettive, sanno di che cos'è accusata la dottoressa di Milano che ha contribuito a creare e a costruire le modalità di lavoro del gruppo interdisciplinare dell'associazione? Sono d'accordo che il suo nome sia in bella mostra sul loro sito?

Com'è possibile che tanti soggetti, enti e istituzioni abbiano potuto tollerare per anni e continuino a tollerare queste ingiustizie e irregolarità? Dov'erano i soggetti e gli enti che dovevano controllare? Perché l'assistente sociale non è nemmeno stata sospesa? Perché l'Assessore non si interessa di controllare fino in fondo l'associazione in oggetto?

Il sistema della giustizia minorile e dell'assistenza sociale è gravemente malato e necessita di una riforma sostanziale e soprattutto urgente. In Italia c'è un'emergenza minori con decine di migliaia di bambini che soffrono per le pecche del sistema. Non si tratta solo delle mele marce, si tratta di un sistema privo di anticorpi che deve essere ricostruito, per il bene dei nostri figli.

Silvio De Fanti
Vicepresidente del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani ONLUS

 

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