Fuori dal tunnel psichiatrico: ragazza ritrova la serenità

Pubblicato: Gio. 30/11/2017 - 14:08
Fuori dal tunnel psichiatrico: ragazza ritrova la serenità

Pubblichiamo la storia di una ragazza che è riuscita a uscire dal tunnel della psichiatria e degli psicofarmaci ed a rifarsi una vita dignitosa e felice.

"Mi chiamo Alessandra e ho 26 anni. Ho avuto il mio primo contatto con la psichiatria circa un anno e mezzo fa. So che la mia storia non è grave come altre che ho avuto modo di leggere, ma ritengo comunque giusto dare questa Testimonianza, perché mostra quanto sia facile cadere in questa rete, volontariamente e col sorriso sulle labbra, del tutto ignari del pericolo.

Nel 2016, dopo un’esperienza lavorativa che mi aveva lasciata molto amareggiata, soprattutto perché non avevo saputo superare le difficoltà che si erano presentate e avevo quindi scelto di dimettermi da un posto di lavoro che mi coinvolgeva molto da un punto di vista umano, cominciai a sentirmi molto infelice: avevo sensi di colpa e avvertivo un forte senso di fallimento.

Incappai in un consiglio sbagliato, e mi fidai senza informarmi a sufficienza: infatti, una mia amica mi disse che forse ero depressa e mi fece il nome di uno psichiatra che conosceva.

Io presi appuntamento, andai e gli dissi che ero triste, avevo sensi di colpa e piangevo spesso. Gli raccontai anche quanto era accaduto sul lavoro, ma mi sembrò che non volesse dargli peso. Mi prescrisse delle analisi per verificare se avevo una carenza di vitamina D o problemi alla tiroide, ma senza attendere i risultati mi prescrisse anche un antidepressivo, Zoloft, dicendomi che ero depressa e che mi avrebbe aiutata e aggiungendo che non aveva nessun effetto collaterale e che nel peggiore dei casi avrei avuto un po’ di nausea per i primi giorni. Quando acquistai il farmaco, mia madre lesse il foglio illustrativo e vide che gli effetti collaterali non si limitavano alla nausea ed anzi erano molto gravi, ma in quel momento io non volli sentire ragioni.

Così facendo, cominciò un calvario: sin dai primi giorni di assunzione di Zoloft, cominciarono a manifestarsi i primi sintomi (in realtà effetti collaterali) che non avevo mai avuto prima: oltre alla nausea, insonnia, pensieri negativi che si susseguivano molto velocemente, nervosismo, ansia, atteggiamenti impulsivi.

Quando, circa un mese dopo, riandai a visita dallo psichiatra, gli portai i risultati delle analisi che mostravano una grave carenza di vitamina D: sebbene sia noto che una carenza di vitamina D causi sintomi depressivi, evidentemente non ritenne opportuno comunicarmelo, e quando gli dissi che lo Zoloft mi aveva causato quegli effetti collaterali, mi rispose che era molto strano e che doveva essere successo perché in realtà non ero depressa ma bipolare.

Mi chiese se mi era mai successo di essere molto felice, e io ovviamente dissi di sì (penso sia successo a tutti): da questo trasse conferma alla nuova diagnosi.

Quando ne parlai con familiari e amici restarono tutti interdetti, visto che nessuno aveva mai notato in me i sintomi che giustificassero una simile diagnosi, ma purtroppo non fui abbastanza accorta da pormi delle domande, e cominciai a seguire la nuova prescrizione: Depakin Chrono. Anche in questo caso, lo psichiatra non mi parlò di effetti collaterali e non mi disse che quel farmaco non dovrebbe essere prescritto a giovani donne.

Il Depakin mi rendeva spenta e mi fece ingrassare di diversi Kg. Ricordo che non ne potevo più di vedere il mio corpo ridotto in quelle condizioni.

Lo dissi allo psichiatra, e ancora una volta mi prescrive un nuovo farmaco.

In definitiva, ho trascorso circa 8-10 mesi in questa situazione: ogni farmaco scatenava una serie di effetti collaterali che venivano “tamponati” con una nuova prescrizione che dava luogo ad effetti ancora peggiori.

Per una semplice delusione sul lavoro, sono arrivata a provare pressoché tutte le classi di psicofarmaci, sia pure per un breve periodo.

Nessuno di questi farmaci mi ha dato il benché minimo effetto positivo, tutti mi hanno causato effetti devastanti.

Il periodo peggiore della mia vita credo di averlo vissuto nel momento in cui mi è stato prescritto un antipsicotico, il Risperdal: non ho mai sofferto di psicosi ma mi venne detto che era indicato anche per i disturbi dell’umore.

Il Risperdal mi ha completamente annullata: ero fisicamente viva, ma era come se non esistessi.

Non ero più in grado di uscire da sola, non capivo ciò che mi accadeva interno, trascorrevo le giornate a letto senza neppure realizzare in quale situazione pietosa mi trovassi.

Un giorno mia madre mi chiese: “Come stai?” ed io risposi che non lo sapevo: non capivo più neanche come mi sentissi!

Questo fu però il campanello d’allarme che diede inizio alla mia uscita da quel tunnel: mia madre sbottò che non poteva sopportare di vedere una figlia giovane che è sempre stata sana ridotta in quelle condizioni. Ricordo che mi disse che non avrebbe più creduto ad una parola degli psichiatri, che mi stavano rovinando la vita e che mi avrebbe tirata fuori da quella situazione a qualsiasi costo.


Fece una ricerca su Google, scrivendo cose come “la psichiatria è una truffa” e “la psichiatria è una pseudoscienza” e trovò subito il sito del CCDU. Cominciò a leggere e a capire quello che era accaduto. Anche mio fratello si diede da fare, e ordinò una copia del DVD “Il marketing della pazzia” dal sito del CCDU.

Guardammo il video tutti insieme, e dopo averlo visto, con le ultime forze che avevo… So che sospendere gli psicofarmaci è molto rischioso, sconsiglio a tutti di dismettere in modo veloce. Nel mio caso, fortunatamente, è andata bene… via via che il tempo passava, le cose cominciavano a migliorare.

Ho trovato un ottimo medico di base che sentendo la mia storia è rimasto interdetto e ha confermato ciò che già sospettavo sulla psichiatria e sulla completa infondatezza della diagnosi.

Controllando le mie analisi, mi ha detto che era ovvio che fossi depressa: avevo una grave carenza vitaminica, ed ero intollerante al glutine.

Mi ha prescritto un integratore di vitamina D e mi ha detto di provare a modificare l’alimentazione, suggerendo a mia madre di portarmi a fare delle corse in modo da eliminare al più presto le tossine.

Il “miracolo” è avvenuto: sono tornata a vivere, e soprattutto ho imparato a non commettere più certe leggerezze.

Non avevo mai avuto pregiudizi sulla psichiatria, ma ho appreso a mie spese quanto questa pseudoscienza possa rovinare la vita a persone ignare.

Non ho smesso di informarmi in merito, anche perché è nata in me una forte esigenza di capire cosa davvero fosse accaduto.


Sono infinitamente grata al CCDU e non lo sarò mai abbastanza, perché senza informazioni così complete, dettagliate e documentate, non avrei mai trovato il coraggio di riprendere in mano la mia vita. Senza quelle informazioni, ora sarei ancora ridotta ad una nullità o peggio.

Potrei aggiungere tanto altro, ma non sarebbe mai abbastanza: quindi, mi limito ad un sentito ringraziamento per avermi permesso di ricominciare a vivere. Alessandra"

 

L'interruzione brusca di psicofarmaci può causare gravi conseguenze. Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU) Onlus sconsiglia il "Fai da te" e raccomanda di avvalersi di adeguata supervisione medica.

Il CCDU consiglia di informarsi attentamente, di non accettare facili diagnosi psichiatriche sia per sé stessi che per i propri figli, ma richiedere accurate analisi mediche. Se si ritiene di aver ricevuto un danno dai trattamenti psichiatrici è possibile segnalare il proprio caso personale usando il modulo specifico sul nostro sito. Ci attiveremo nel pieno rispetto della privacy.

Condividi con