20 novembre: Giornata mondiale dell’infanzia. Cosa stiamo facendo ai nostri bambini?

Submitted on Ven. 18/11/2016 - 14:39
20 novembre: Giornata mondiale dell’infanzia. Cosa stiamo facendo ai nostri bambini?

La domanda fa capolino periodicamente sui social network: "Vi ricordate quando eravamo bambini?". Di solito è accompagnata da una lista di comportamenti da scavezzacollo, che oggi farebbero scattare la denuncia ai servizi sociali. Se voi non eravate così spericolati, forse conoscevate qualcuno che lo era: disattento a scuola, sempre in movimento, non ascoltava nessuno - un tarantolato - ma se l'avete rivisto di recente vi sarete forse meravigliati nel trovarlo cambiato e scoprire che, nonostante l'esperienza scolastica disastrosa, ha vissuto una vita normale e soddisfacente.

Oggi Gian Burrasca è diventato un malato mentale (affetto da ADHD - Sindrome da Deficit d'Attenzione e Iperattività - una delle centinaia di cosiddetti disturbi mentali inclusi nel manuale della psichiatria) e, se non cambia con le buone maniere (rifiuta di cedere a genitori, insegnanti, psicologi ecc. che cercano di "curarlo"), rischia di farsi appioppare uno stimolante anfetaminico.

Secondo il rapporto annuale pubblicato dal Comitato Internazionale per il Controllo dei Narcotici (scaricabile in fondo alla pagina), il consumo di metilfenidato (il principio attivo del Ritalin) è passato da 4,2 tonnellate all'anno nel 1992 a 51 tonnellate/anno nel 2011. Parallelamente aumentano le visite al pronto soccorso per gli effetti negativi di questo farmaco (triplicato, da 13mila nel 2005 a 31mila nel 2010 secondo il Drug Abuse Warning Network).

Per nostra fortuna, il Belpaese è una repubblica fondata sulle mamme, e il consumo di farmaci per ADHD è molto inferiore rispetto alla media nordeuropea o americana, ma non bisogna abbassare la guardia: siamo nel mirino di Big Pharma, e dei suoi interessi multimiliardari. Aumentano in Italia le iniziative di marketing mascherate da informazione scientifica, gestite da sedicenti associazioni per la cura dell'ADHD.

Il modello di riferimento, tanto per cambiare, è quello USA. CHADD (Children and Adults with ADHD - Bambini e Adulti con ADHD) è un'associazione per l'aiuto agli iperattivi, e negli ultimi 15 anni ha ricevuto oltre 8 milioni di dollari dall'industria farmaceutica. Oggi diffonde un video promozionale imbarazzante: "trent'anni di radiografie cerebrali dimostrano che il cervello di una persona con ADHD è diverso". Attenzione: siamo di fronte a iniziative di marketing - la scienza è altra cosa. L'Istituto di Sanità USA ha infatti ribadito: "non disponiamo di alcun dato a riprova del legame tra ADHD e il malfunzionamento del cervello". Se ci fosse davvero una prova di questo legame, sarebbe usata per fare diagnosi con tecniche radiologiche. Invece, secondo l'Agenzia del Farmaco, "La diagnosi di ADHD si basa sull'osservazione e sulla raccolta di informazioni fornite da diverse fonti: i genitori, gli insegnanti o gli educatori, il paziente. Per raccogliere i dati vengono utilizzate interviste diagnostiche e questionari." - niente radiografia, dunque. (http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/domande-e-risposte-sulladhd).

Purtroppo, Gian Burrasca non è l'unico a doversi preoccupare oggi. Una legge del 2010 (legge 170/2010 "Nuove norme in materia di disturbi specifici dell'apprendimento in ambito scolastico") ha introdotto in Italia un'altra categoria di disturbi mentali. Come per l'ADHD, la diagnosi di questi cosiddetti disturbi non si fa con tecniche radiologiche o esami di laboratorio, ma tramite osservazione: se il bambino ha un ritmo di apprendimento inferiore a quanto stabilito (ma chi l'ha detto che tutti i bambini devono apprendere tutte le materie con la stessa velocità?) scatta la segnalazione, e con essa la visita dal neuropsichiatra infantile. Sebbene i Disturbi Specifici dell'Apprendimento non prevedano un trattamento farmacologico, a volte il neuropsichiatra non resiste alla tentazione: diagnostica altri disturbi in "co-morbilità", (i più gettonati sono la stessa ADHD, il Disturbo Bipolare e il Disturbo Oppositivo Provocatorio) mette mano al ricettario e attiva il distributore di pillole (co-morbilità è la simultanea presenza di più malattie). Al momento le segnalazioni sono poche, ma in aumento.

Se gli insegnanti di vostro figlio vi consigliano di mandarlo dallo strizzacervelli, ma voi non siete d'accordo, trovate qualche utile consiglio alla pagina: Vademecum affinché la scuola dei vostri figli sia un luogo d'Istruzione ed Educazione

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