Lucca scende in piazza contro il furto di bambini

Pubblicato Ven. 02/08/2019 - 13:37
Lucca scende in piazza contro il furto di bambini

Gruppo di mamme arrabbiate avverte: Bibbiano è solo la punta dell’iceberg

Ieri il CCDU ha aderito alla manifestazione indetta da un gruppo di mamme per chiedere verità e giustizia su ciò che la stampa ha già etichettato furto di bambini.  

Mentre ancora divampa la controversia sul giro d’affari multimilionario attorno a cui ruotano queste tristi vicende, aumenta la sensazione di trovarsi di fronte a un fenomeno che riguarda l’intero Belpaese in maniera trasversale e bipartisan. 

Secondo una stima recente, solo il venti percento degli allontanamenti di minori dalle loro famiglie sarebbe dovuto a casi documentati di violenza o abusi, mentre la maggior parte è motivata da diagnosi psichiatriche. Già una ventina di anni fa, lo scrittore premio Nobel Dario Fo, nel commentare un caso simile accaduto nel milanese, aveva parlato di spocchia delle istituzioni, che “trattano i bambini come fascicoli”. 

Adesso il pentolone è stato scoperchiato, e la magistratura sta cercando di fare luce, ma al di là delle responsabilità individuali a carico di singoli operatori e dirigenti, se vogliamo garantire che cose simili non accadano più, è necessaria una profonda riforma della giustizia minorile.

In quasi vent’anni abbiamo documentato centinaia di casi, aiutando tantissimi bambini a tornare nelle loro famiglie, e denunciato casi di conflitto d’interesse, in cui l’autore della perizia che giustificava l’allontanamento lavorava anche per la casa-famiglia cui veniva affidato il minore. 

Se vogliamo fermare la compravendita di bambini, dobbiamo interrompere la filiera diagnostica psichiatrica, ridimensionando l’influenza delle perizie psichiatriche nei tribunali. Queste valutazioni, essendo prive di riscontri oggettivi, sono per loro natura soggettive e opinabili, e non dovrebbero avere valore di prova. L’allontanamento di un minore dovrebbe essere l’extrema ratio, da utilizzare solo in casi gravissimi e, soprattutto, documentati da prove oggettive - non una generica valutazione d’inidoneità genitoriale.
 

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