Mamma ancora in lotta: rivuole il figlio sottratto perché amava giocare a nascondino

Pubblicato Dom. 18/06/2017 - 09:41
Mamma ancora in lotta: rivuole il figlio sottratto perché amava giocare a nascondino

Continua la raccolta firme per denunciare una situazione paradossale: ancora una volta un minore è stato portato via dalla mamma sulla base di controverse perizie psicologiche. Ricostruiamo i fatti: secondo lo psicologo il bambino non può tornare dalla mamma perché sembra molto più piccolo rispetto all'età; il suo gioco preferito è di nascondersi e di farsi ritrovare. La mamma si era rivolta ai servizi sociali per povertà e le avevano tolto il bambino di soli tre anni.

Milano. Pare inconcepibile che i Servizi Sociali del Comune di Milano e il Tribunale dei Minorenni abbiano permesso per ben sette lunghi anni la situazione che andremo a raccontare, eppure questo è avvenuto e sta tutt'ora avvenendo nella nostra città.

Si subiscono ancora le conseguenze di una valutazione di uno psicologo che, nel 2013, aveva scritto che il bambino non poteva tornare dalla mamma perché dimostrava molti anni in meno della sua età.

"Alberto (nome di fantasia) si è dimostrato un bambino intelligente, curioso, comunicativo, con buone capacità relazionali ed affettive. Tali caratteristiche vengono espresse, però, attraverso modalità proprie di un bambino molto più piccolo rispetto all'età di Alberto, il suo gioco preferito è di nascondersi e di farsi ritrovare [...] necessita, pertanto, di condizioni... caratterizzate da stabilità e da continuità..."

A seguito di questa valutazione, nonostante i servizi nel 2011 e 2012 avessero proposto un ritorno in famiglia, il bambino non tornerà più dalla mamma.

In questa storia le criticità e irregolarità sono numerosissime e sinceramente incredibili.

Nel dicembre del 2010 la mamma era stata collocata in una comunità madre bambino per problemi economici sebbene un bambino non andrebbe istituzionalizzato solo per povertà. Inoltre nessuno ha preso in considerazione il padre.

Nel febbraio del 2011, la mamma chiede di uscire dalla comunità per lavorare e ripagare un debito: una prassi comune nella tradizione cinese. Le mamme, proprio per garantire un accudimento stabile al bambino, lo lasciano in apposite strutture e una volta passato il periodo di difficoltà riportano i figli a casa. La mamma non parlava italiano ed era convinta di lasciare il bambino in mani sicure, ma i Servizi Sociali e il PM avviano addirittura la procedura di adottabilità per abbandono. Il Tribunale dispone il collocamento etero-familiare e la perdita della responsabilità genitoriale.

Da qui inizia il dramma di questa famiglia. Il bambino viene affidato a una coppia di un'associazione locale e la mamma e il papà lo vedono con visite da carcere duro: un'ora ogni quindici giorni sotto stretta sorveglianza.

Già nel luglio del 2011 la verità viene a galla e i servizi propongono il ritorno a casa, ma il Tribunale non si muove. Lo stesso nel gennaio del 2012. Anche questa richiesta non da nessun esito. Le visite protette continuano.

Poi nel gennaio del 2013 arriva la grottesca relazione dello psicologo che taglia la testa al toro: il bambino non tornerà più dalla mamma.

Tutto ciò in presenza di un decreto scaduto del 2011! Gli unici interventi del tribunale sono delle richieste di aggiornamento del giugno 2012, del febbraio e dicembre del 2014. Poi tutto tace e l'affidamento diventa una vera e propria adozione mascherata.

Per approfondire la vicenda, si rimanda al nostro articolo poi ripreso da alcuni organi di stampa e da radio radicale.

Recentemente, la mamma si è rivolta al Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus e all'avvocato Francesco Miraglia. Ma nonostante le istanze dopo una lunga attesa non si muove ancora nulla. Tutto tace.
Ultimamente l'ennesima beffa: visite sospese perché la mamma si sarebbe alterata quando l'operatrice l'ha sgridata davanti al bambino.

Il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani organizzerà dei tavolini informativi per informare la cittadinanza. Presso i tavolini i cittadini potranno sottoscrivere un appello rivolto al Sindaco di Milano, dott. Giuseppe Sala.

I tavolini informativi saranno tenuti a Milano in Via Paolo Sarpi, angolo via Rosmini, sabato 24 giugno, 1 luglio, 8 luglio, 15 luglio, 22 luglio e 29 luglio, dalle ore 16 alle 18.

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