Neuroscienziati o neurodeliri?

Neuroimmaging

Non passa giorno senza che i media ci mostrino qualche strabiliante ricerca psichiatrica eseguita con tecniche di neuroimaging (la cattura d'immagini del cervello tramite sofisticate tecniche radiologiche). Ma è vera scienza?

Persino la potentissima APA (Associazione Psichiatrica Americana) ha dovuto riconoscerlo; le varie tecniche di neuroimaging sono da considerarsi solo uno strumento di ricerca e non possono essere usate a scopo diagnostico. Il seguente comunicato si trova in un loro documento:

Nello specifico, nessuno studio nel nostro settore ha determinato che una qualsiasi anormalità strutturale o funzionale del cervello sia correlata in maniera specifica a un dato disturbo psichiatrico. In aggiunta, gli studi di imaging prendono in considerazione gruppi di pazienti e gruppi di persone sane (gruppo di controllo): di conseguenza le scoperte non possono essere estese a tutte le persone affette da un certo disturbo. Anche laddove si manifestano differenze sostanziali tra i gruppi, rimane sempre un ampio margine di sovrapposizione tra i gruppi.

Tradotto in parole povere: non abbiamo mai dimostrato alcuna causa organica ai cosiddetti disturbi mentali, e qualsiasi tentativo si è risolto in un buco nell'acqua. L'ultima frase significa che persino negli studi migliori (quelli in cui si evidenzia una certa differenza statistica tra l'immagine cerebrale dei cosiddetti malati mentali e quella delle persone 'normali') rimane un'inspiegabile gran quantità di picchiatelli col cervello normale e viceversa.

La risonanza magnetica funzionale e la PET sono strumenti potenti. Misurano il flusso sanguineo nel cervello (aumenta quando i neuroni si attivano) e in questo modo registra indirettamente la loro attività. Il neuroimaging esegue una fotografia del cervello mentre la persona è impegnata in un compito mentale - come il concentrare la propria attenzione su qualcosa. I ricercatori poi confrontano i risultati con scansioni effettuate su soggetti a riposo, ottenendo le coloratissime e familiari "mappe di attivazione" diffuse dai media.

Viene prima l'uovo o la gallina?

Molti neuroscienziati, però, hanno trasformato le scansioni del cervello in truffe. Le immagini sono spesso utilizzate da ricercatori e media per dimostrare come alcune aree specifiche del cervello rappresentino le sedi di amore, odio e altre esperienze umane, ma nella migliore delle ipotesi rilevano quali aree cerebrali vengono attivate da queste emozioni o pensieri.

La differenza fondamentale sta nella definizione del rapporto causa-effetto: i neuroscienziati presumono che queste aree del cervello "causino" emozioni, malattie ecc. A quanto ne sappiamo, il rapporto causa-effetto potrebbe non esistere o, addirittura, essere ribaltato (pensieri ed emozioni attivano determinate aree del cervello, e non viceversa) . Allo stato attuale della conoscenza, nessuna ipotesi può essere scartata con certezza.

I neuroscienziati, invece, danno per scontato che il cervello sia la sede del pensiero (cosa mai dimostrata) e le loro conclusioni sono inficiate da questo fattore: la tesi da dimostrare è implicitamente assunta nelle premesse. Tali misurazioni del cervello non sono affatto in grado di prevedere né tantomeno spiegare i pensieri e sentimenti della gente. Questo, tuttavia, non impedisce il dilagare mediatico di una ricerca volta a spiegare i desideri e le azioni come prodotti del cervello, cancellando di fatto alcuni concetti base come la responsabilità personale e il libero arbitrio.

Correlazioni e bombardieri

La quasi totalità della cosiddetta ricerca neuropsichiatrica è fondata sulle correlazioni. I media ci bombardano di scoperte sensazionali che dimostrerebbero una correlazione tra un certo disturbo psichiatrico e alcune variabili fisico-biologiche (il funzionamento del cervello, la genetica ecc.), spacciandoci queste cose come dimostrazione dell'esistenza di una causa biologica ai cosiddetti disturbi mentali.

Non è così. Una correlazione (quando due eventi appaiano statisticamente collegati tra di loro) non è una dimostrazione di rapporto causa-effetto. La bufala più famosa riguarda uno studio fatto durante la II Guerra Mondiale circa l'accuratezza dei bombardamenti. Lo studio dimostrava una forte correlazione tra la presenza di fuoco di contraerea e l'accuratezza dei bombardieri: sembrava che i bombardamenti fossero più precisi quando qualcuno sparava ai piloti!

Abbondavano le spiegazioni pseudoscientifiche: "I nostri piloti sono coraggiosissimi e sono più motivati in presenza di fuoco nemico" oppure "Il fuoco nemico è uno stimolo per il pilota che, per sopravvivere, deve centrare il bersaglio". Un ufficiale del Servizio Meteo scoppiò dalle risate quando lo studio capitò sulla sua scrivania. La VERA correlazione era con le condizioni meteo: in presenza di nuvole i piloti non vedevano bene i bersagli e, viceversa, la contraerea non vedeva i bombardieri, mentre col cielo sereno entrambi ci vedevano bene, e tiravano meglio.

Perché una correlazione possa avere valore scientifico, TUTTE le variabili in gioco devono essere sotto controllo e note. Nell'esempio di prima, la variabile ignota erano le condizioni meteo. In maniera analoga, uno studio potrebbe evidenziare una correlazione tra chi si mette le dita nel naso e chi mangia pizza, ma sfidiamo chiunque a sostenere un rapporto causa-effetto tra questi due comportamenti.

Ebbene, il funzionamento del cervello e la genetica sono argomenti su cui il nostro livello di comprensione è ancora minimo: ci sono un'enormità di fattori sconosciuti e, per ammissione degli stessi ricercatori, più studiamo questi soggetti e più si complicano. Per non parlare della psichiatria: i cosiddetti disturbi mentali sono diagnosticati in base a comportamenti e pensieri del paziente, e non esistono diagnosi mediche che siano altrettanto soggettive e arbitrarie.

Dunque c'è grande incertezza nella comprensione del cervello, grande incertezza nella comprensione della genetica, e grande incertezza sulla stessa definizione dei disturbi mentali, e la pretesa di stabilire una correlazione tra fattori così poco conosciuti è scientifico quanto il ritenere che i piloti dei bombardieri siano più precisi quando qualcuno gli spara contro.

Vien da chiedersi perché si continui a investire in un indirizzo di ricerca che si è dimostrato così infruttuoso, e spacciare questi studi come scientifici, dando loro grande risonanza mediatica, quando sono così palesemente basati sull'aria fritta.

Alberto Brugnettini – CCDU onlus

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