Nell’ottavo anniversario della sua dipartita onoriamo il ricordo di Thomas Szasz

Pubblicato Lun. 07/09/2020 - 19:08
Thomas Szasz

Nell’ottavo anniversario della sua dipartita onoriamo il ricordo di Thomas Szasz, co-fondatore del CCHR e pioniere della lotta alla psichiatria coercitiva

“Probabilmente sono l’unico psichiatra al mondo ad avere le mani pulite. Non ho mai eseguito un ricovero coatto, non ho mai somministrato un elettroshock e non ho mai – mai – somministrato psicofarmaci a un paziente mentale.” Thomas Szasz

Raccontiamo la verità sulla figura di uno psichiatra iconico, che sfidò la “schiavitù psichiatrica” e i cui lavori sulla psichiatria coercitiva vengono ora riconosciuti in tutto il mondo, perfino dall’ONU.

Oggi cade l’ottavo anniversario della dipartita di Thomas Szasz, iconico professore di psichiatria, co-fondatore del CCHR (Citizen Commission on Human Rights) e uno dei più prolifici autori contrari alla psichiatria coercitiva. Con oltre 35 libri pubblicati a partire dal 1961 ha sfidato la psichiatria convenzionale; tra questi “La Schiavitù Psichiatrica”, in cui Szasz prende di mira gli interventi psichiatrici eseguiti con la forza, compreso il ricovero forzato e il trattamento forzato. Noi riconosciamo i cambiamenti di rotta nel campo della psichiatria forzosa come risultato diretto di ciò che Szasz anticipò quarant’anni fa.

La rivista statunitense Publisher’s Weekly descrive Schiavitù Psichiatrica con parole eloquenti:

“Questo libro mette a processo l’establishment psichiatrico e legale americano con risultati sorprendenti, investigando gli abusi diagnostici, la ‘terapia’ elettroconvulsivante e l’apparato giudiziario.”

Secondo Szasz, che era professore di psichiatria presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Syracuse, New York, e membro onorario vitalizio dell’Associazione Psichiatrica Americana:

“Il ricovero coatto è come la schiavitù. Ridefinirne gli standard sarebbe come abbellire la schiavitù nelle piantagioni. Il problema non è come migliorare la coercizione, ma come abolirla.”

 Si stima che ogni anno nei soli Stati Uniti vengano ricoverate involontariamente 400.000 persone (circa 10-20 mila all’anno in Italia), molte delle quali vengono sottoposte a cure farmacologiche forzate. In questa statistica, gli afroamericani sono presenti in misura sproporzionata, con un gran numero di ricoveri involontari prolungati oltre le 72 ore, isolamento, contenzione e somministrazione forzata di psicofarmaci. La collaborazione tra governo e psichiatria risulta in quello che Szasz chiamava ‘stato terapeutico’ – un sistema in cui pensieri, emozioni e comportamenti disapprovati vengono repressi (“curati”) per mezzo di interventi pseudomedici. Per esempio, nel durante le lotte per i diritti umani degli anni 1960, gli psichiatri inventarono il termine “psicosi da protesta” per diagnosticare come malati mentali i neri che protestavano contro il razzismo. Le pubblicità di potenti farmaci antipsicotici nelle riviste di psichiatria raffiguravano immagini di neri arrabbiati per influenzare la prescrizione di questi farmaci pericolosi agli afroamericani.

Secondo Szasz, questa classificazione è un esempio di come gli psichiatri riclassificano come malattia qualsiasi comportamento giudicato negativo, fornendo la giustificazione ideologica per una forma di controllo sociale da parte dello stato – una forma di totalitarismo. Szasz è stato spesso citato erroneamente, da parte di psichiatri e gruppi a loro vicini che travisavano e oscuravano le sue idee (secondo le quali i disturbi comportamentali non sono malattie fisiche) come colui che non credeva nella “malattia mentale”. Secondo Szasz la psichiatria, al contrario della medicina, non disponeva di alcun test per dimostrare come i problemi mentali fossero “malattie da curare”.
Eppure, lui fu molto chiaro a proposito:

“Nel dire che non esiste una cosa chiamata malattia mentale, non nego che la gente possa avere problemi nel vivere o nel rapportarsi con altri.”

Szasz non ha mai negato, inoltre, come alcune malattie fisiche, come l’Alzheimer o la sifilide, possano avere un impatto sul pensiero e sul comportamento. Oggi le sue idee sono accettate come verità scientifiche.

Nelle parole della Società Americana di Psicologia:

“Diagnosticare malattie mentali non è come diagnosticare altri disturbi cronici. Le malattie cardiache si rivelano tramite elettrocardiogrammi e analisi del sangue; e il diabete misurando i livelli di glucosio nel sangue, mentre la classificazione di un disturbo mentale è un’impresa molto soggettiva. Non esistono esami del sangue per la depressione, e nessuna radiografia può rivelare il rischio che un bambino sviluppi un disturbo bipolare."

Sembrano parole prese dall’introduzione a un libro di Szasz.

In un’intervista pubblicata su “Reason 2000” Szasz faceva notare come “la gente sembra più scettica di quanto non fosse prima riguardo i tentativi psichiatrici di medicalizzare il comportamento. Perfino gli stessi psichiatri spesso riconoscono che il Manuel Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali è sempre più arbitrario e ascientifico.” Invero, nel 2013 la quinta edizione di quel libro fu accolta da molti specialisti della salute mentale con una richiesta di boicottarlo.

La teoria dello squilibrio chimico del cervello, inventata dal marketing farmaceutico per vendere antidepressivi, è stata completamente screditata. Nel 2020 il Dott Philip Hickey, psicologo in pensione, si spinse ben oltre, affermando: “la teoria dello squilibrio chimico nella depressione è probabilmente la cosa più distruttiva che la psichiatria abbia mai fatto.” 

Szasz ha sempre sostenuto di non essere contrari alla psichiatria, ma solo alla psichiatria coercitiva. Si è battuto contro il ricovero coatto e il trattamento forzoso. Le sue idee sono ora contenute in documenti delle Nazioni Unite.

2013: Il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sulla tortura raccomandava di: “Imporre una messa la bando assoluta a tutti gli interventi medici forzosi e non consensuali su persone con disabilità, incluso la somministrazione non consensuale di psicochirurgia, elettroshock e farmaci psicotropi come i neurolettici, l’uso di contenzione e isolamento per periodi brevi o prolungati. L’obbligo di terminare interventi psichiatrici forzosi basati su criteri di disabilità deve entrare immediatamente in vigore, e non può essere ritardato per motivi di risorse finanziarie.”

2017: Il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul Diritto alla Salute, dott. Dainius Puras chiedeva una rivoluzione nel campo della salute mentale che “ponga fine a decenni di negligenza, abusi e violenza …  in quanto ci sono ormai prove inequivocabili dei fallimenti di un sistema troppo pesantemente fondato su modelli biomedici, incluso l’uso eccessivo di farmaci psicotropi.”

2018: Il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite sostiene la messa al bando di tutti gli interventi medici forzosi su persone con disabilità, incluso la somministrazione di elettroshock, psicochirurgia e farmaci psicotropi, aggiungendo che “gli stati dovrebbero riconoscere queste pratiche come tortura e trattamenti o punizioni inumani e degradanti.

Szasz: “Probabilmente sono l’unico psichiatra al mondo ad avere le mani pulite. Non ho mai eseguito un ricovero coatto, non ho mai somministrato un elettroshock e non ho mai – mai – somministrato psicofarmaci a un paziente mentale.”

Thomas Szasz divenne co-fondatore del CCHR nel 1969 a causa di un ricovero coatto: un concittadino ungherese era stato etichettato “schizofrenico” perché non si riusciva a capire cosa dicesse, e Szasz si accorse che il malcapitato semplicemente parlava ungherese.

Del CCHR egli disse:

“Dovremmo onorare il CCHR perché è davvero l’organizzazione che, per la prima volta nella storia umana, ha diffuso politicamente e socialmente, a livello internazionale, un movimento per combattere la psichiatria. Questo non era mai successo nella storia umana prima."

Le fonti sono nel'articolo originale: https://www.cchrint.org/2020/09/01/cchr-honors-co-founder-thomas-szaszs-legacy-against-coercive-psychiatry/ 

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