Prelevati da scuola e allontanati dalla famiglia, ora nuovamente a casa!

Prelevati da scuola e allontanati dalla famiglia, ora nuovamente a casa!

Revocato il decreto l’allontanamento. Erano stati prelevati a scuola nel 2016 da assistenti sociali e polizia di Stato. CCDU: per evitare questi drammi serve un mediatore tra famiglia e servizi.

Vicenza. Il Tribunale per i minorenni di Venezia ha revocato l’allontanamento dalla famiglia di tre minori deciso con decreto del maggio del 2016. Ora i bambini potranno restare a casa tra le braccia dei loro genitori. È questa la decisione del Presidente, dott.ssa Maria Teresa Rossi, del Giudice relatore, dott.ssa Valeria Zancan, e dei due giudici onorari, che hanno così posto fine al calvario di tre bambini e di una famiglia iniziato nel giugno dell’anno scorso. La “sottrazione” di questi bambini aveva sollevato molte polemiche sulla stampa locale sia per i metodi di allontanamento sia per le motivazioni che fin dall’inizio erano parse esagerate e questionabili.

Molto soddisfatti dell’esito della vicenda sono il consulente di parte dott.ssa Daniela Carli e l’avvocato Francesco Miraglia, del foro di Roma che ha dichiarato:

"Al di là dell'esito positivo della vicenda e della soddisfazione professionale non posso che sottolineare la superficialità e il pressapochismo di alcune decisioni delle autorità preposte alla tutela dei nostri bambini. A questo punto mi chiedo ma soprattutto chiedo: se questi bambini non fossero scappati dalla comunità per quanto tempo dovevamo restare lontano dai propri genitori?"

La storia di questi bambini inizia all’inizio dell’anno scorso, quando i servizi sociali inviano una relazione negativa sui genitori con sospetti di maltrattamento. Il Tribunale non convoca i genitori e non risulta agli atti alcuna verifica su tali sospetti, ed emette un decreto di allontanamento. Dopo l’allontanamento i servizi avviano la pratica barbara e disumana delle visite protette, con visite di un’ora ogni 15 giorni sotto stretta sorveglianza. Purtroppo questa pratica è diffusa nella giustizia minorile tanto che alcuni, anche persone autorevoli, hanno parlato di bambini al “carcere duro”.

La famiglia decide di rivolgersi al Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus che dopo un attento studio arriva alla conclusione che si tratta di una violazione dei diritti dei bambini. In effetti, i bambini protestano e chiedono a gran voce di tornare a casa. Ma le suppliche dei bambini non vengono ascoltate e gli stessi genitori paiono praticamente abbandonati dai servizi: dopo mesi non hanno ancora iniziato nessun percorso. Fortunatamente l’Assessore del Comune di Vicenza, dott.ssa Isabella Sala, risponde all’appello dei genitori e del comitato, e dopo un primo incontro si attiva e viene avviato un primo progetto per il rientro dei bambini a casa che però, come spesso accade nei meandri burocratici italiani, procede a rilento.

Nel frattempo i bambini, inascoltati e stufi di aspettare, fuggono dalla comunità e tornano a casa, prima la ragazzina e poi i due fratellini. Il Tribunale decide quindi di chiedere una consulenza tecnica per verificare se l’allontanamento è necessario. Oggi finalmente è arrivata la risposta positiva: i bambini potranno restare a casa!

Soddisfatto della sentenza Paolo Roat, Responsabile Nazionale Tutela Minori del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus:

"Questo decreto è positivo, e ripristina il diritto dei bambini a vivere in famiglia.

Da anni denunciamo l’eccessivo uso dell’allontanamento, uno strumento pensato come extrema ratio, da adoperate nei casi più gravi, come violenza accertata o abusi, ma troppo spesso impiegato con eccessiva faciloneria sulla base di valutazioni psichiatriche (per loro natura soggettive e opinabili in quanto non sostenute da alcun riscontro strumentale oggettivo) di ‘inadeguatezze genitoriale’.

Questa sentenza ripristina il primato del buon senso e di un approccio umanitario, approccio che potrebbe essere ulteriormente rafforzato introducendo una figura professionale - un pedagogista o pedagogista familiare, che faccia da mediatore tra servizi sociali e famiglia - spesso povera, disagiata, e culturalmente impreparata a un confronto con le istituzioni."