La prima necessità nel campo della salute mentale

Submitted on Dom. 28/10/2012 - 09:40
Psicofarmaci

La prima necessità nel campo della salute mentale oggi: programmi per la dismissione dei farmaci psichiatrici

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L'industria farmaceutica e la psichiatria organizzata agiscono come se la sfida più grande oggi fosse quello di identificare nuovi disturbi psichiatrici, promuovere la presunta alta incidenza di disturbi esistenti e trovare nuovi farmaci campioni di vendite, mentre spingono massicciamente quelli già redditizi sul mercato. Persino le Nazioni Unite sono coinvolte nel "Giorno Mondiale della Salute Mentale " annunciando che la depressione è una "crisi della salute globale".

10 Ottobre 2012, definendo la depressione, che colpisce 350 milioni di persone in tutto il mondo, una "crisi sotto valutata della salute globale" il segretario generale Ban Ki-moon ha lanciato oggi un appello per uno sforzo internazionale al fine di aumentare l'accesso a una vasta gamma di trattamenti efficaci e convenienti e di rimuovere lo stigma sociale associato alla malattia.

Questa recente esplosione della propaganda "educativa" a favore degli interessi farmaceutici è sostenuta anche dal dipartimento di stato USA e dalla maggior parte dei governi europei, che appoggiano in modo estremamente marcato quella lobby dell'industria farmaceutica, chiamata Alleanza Nazionale sulla Malattia Mentale.

Negli Stati Uniti, l'Alleanza Nazionale sulla malattia mentale (NAMI) osserva una settimana di sensibilizzazione nella prima settimana piena di ottobre grazie a una direttiva di un ordine del Congresso passato nel 1990. La NAMI segnala che un adulto su quattro sperimenta un problema di salute mentale in un qualsiasi anno. Uno su 17 vive con una malattia cronica, grave.

Un elemento chiave è la World Federation for Mental Health, la cui brochure multicolore dichiara il 10 ottobre 2012 la "Giornata Mondiale della salute Mentale" di nuovo mirando alla depressione nel suo titolo dell'opuscolo: " Depressione: una crisi globale." Forse perché i mercati per i farmaci psichiatrici nel mondo industrializzato stanno diventando saturi e poichè le aziende farmaceutiche e i loro prodotti sono di fatto sotto forti critiche, la "Giornata Mondiale della Salute Mentale" si rivolge principalmente alle nazioni più povere. Il libretto della Federazione Mondiale per la Salute Mentale sostiene l'uso di farmaci antidepressivi. Questo documento colorato è stato "reso possibile" grazie a... indovinate chi? Gli unici tre sponsor sono aziende che fabbricano farmaci psichiatrici: Eli Lilly, Otsuka e Lundbeck!

Questo è ciò di cui abbiamo veramente bisogno? Più diagnosi, più pazienti, più psicofarmaci, diffondendo una pestilenza chimica in tutto il mondo? Adesso stiamo imparando che l'uso prolungato di alcuni di questi psicofarmaci può causare disabilità mentale cronica. Molti dei miei libri recentemente sostenuti da Robert Whitaker non lasciano alcun dubbio sul fatto che le prove di efficacia a lungo termine (mesi o anni) sono insufficienti, mentre le prove per i danni a lungo termine vanno consolidandosi, mostrando come questa cronicità effettivamente si ripercuota in danni fisici al cervello e documentano i rischi per i pazienti. Nella mia esperienza professionale, la compromissione cerebrale cronica indotta da farmaci psichiatrici è ora una minaccia molto maggiore per la società dei problemi emotivi che si suppone i farmaci debbano trattare.

Con così tanta miseria oggettiva che opprime le persone nei paesi poveri - guerra e carestia, solo per citarne due - è bizzarro e fuorviante parlare di circa 350 milioni di persone in tutto il mondo con la depressione. Più di ogni altra cosa i paesi poveri necessitano di maggiore libertà, opportunità e crescita economica. Come Ethan Watters documenta nel suo libro "Crazy like us: the globalization of american psyche", l'ultima cosa di cui questi paesi hanno bisogno è di importare le nostre diagnosi biologiche psichiatriche e i farmaci nelle loro società.

Quando le persone non sono sopraffatte da circostanze di vita opprimenti, che devono essere risolte, a mio parere le migliori forme di aiuto per le persone depresse sono i rapporti umani solidali e incoraggianti. Quando un aiuto professionale è necessario o desiderato, la depressione si avvicina meglio attraverso la psicoterapia, consulenza e altri servizi umani. Studi hanno documentato che questo funziona e non ha gli effetti negativi dei farmaci. Siamo d'accordo con il Dr. Norman B. Anderson, il direttore generale della American Psychological Association, che ha indicato la terapia come la prima scelta di trattamento della depressione.

Tragicamente, nonostante il danno arrecato dai psicofarmaci, cercare di dissmettere queste sostanze chimiche può essere molto doloroso e persino rischioso. Dismettere gli psicofarmaci deve essere fatto in modo responsabile e con attenzione. Ma l'alternativa di continuare a prendere psicofarmaci aumenta indefinitamente il rischio di danni e pure riduce la durata della vita in alcune categorie di pazienti. Invece di persistere nel promuovere psicofarmaci, gli operatori sanitari e le organizzazioni in tutto il mondo apporterebbero maggiori benefici sviluppando e sosteneno programmi di dismissione dei farmaci psichiatrici.

Il mio nuovo libro "Psyciatric Drug Withdrawal" (Dismettere gli Psicofarmaci) fornisce le linee guida per dismettere gli psicofarmaci nel modo più sicuro possibile.  Ma chi sta per sponsorizzare questi sforzi di riforma? Non le Nazioni Unite. Non il Dipartimento di Stato. Non le aziende farmaceutiche. Non la psichiatria e medicina organizzate. Ci vorrà una richiesta popolare guidata da professionisti con coscienza, pazienti interessati e cittadini responsabili.

Peter R. Breggin, è medico e psichiatra in Ithaca, New York e l'autore del libro ora disponibile, "Psychiatric Drug Withdrawal". Lui e sua moglie Ginger sono fondatori del centro senza scopo di lucro per lo studio della terapia empatica.

The Huffington Post - 19 ottobre 2012

di Peter Breggin, psichiatra

Nota: il CCDU raccomanda a chi volesse dismettere l'assunzione di psicofarmaci di farlo sotto supervisione medica, evitando il 'fai da te'.

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