Chi protesta è pazzo: il caso di Dario Musso

Pubblicato Sab. 16/05/2020 - 09:24
TSO Dario Musso

Psico-sceriffi del "Ministero della verità" colti dalle telecamere con le mani nel sacco 

Ad ascoltare la narrativa buonista prevalente, l’Italia apparirebbe come una specie di paradiso mentale popolato di psichiatri buoni e rispettosi dei diritti umani. In realtà il CCDU riceve centinaia di segnalazioni di abusi ma, ahinoi, in tribunale la cosa si riduce alla parola di un ‘matto’ contro quella di un luminare. A volte, però, a Ravanusa come a Vallo della Lucania, spunta fuori una ripresa video a svelare la brutalità del TSO.

Diamo qui una ricostruzione dei fatti così come riferita dal fratello della vittima, l’avvocato Lillo Massimiliano Musso, nel corso di una trasmissione di news online.

Dario Musso, una persona mite, e priva di un passato da paziente psichiatrico, a ragione o a torto è convinto che alcune delle misure messe in atto dal governo per fronteggiare l’emergenza covid-19 violino i nostri diritti costituzionali. Ricordiamo, anche se ai fini della nostra storia non sarebbe necessario, che Dario non è l’unico a pensarla così: diversi giuristi, avvocati e persino costituzionalisti hanno espresso più di qualche riserva a riguardo, ma a prescindere, se anche Dario fosse l’unica persona al mondo a pensarla così, avrebbe pur sempre il sacrosanto diritto di manifestare il proprio pensiero.

Dario decide che la situazione è tale da richiedere un coraggioso atto di disobbedienza civile e, pur sapendo che la sua condotta rappresenta una violazione dei recenti DPCM, esce in auto armato di megafono per comunicare le sue idee ai suoi concittadini. Ravanusa non è New York, e l’iniziativa di Dario desta curiosità, spingendo qualcuno a videoregistrare quanto sta accadendo. 

Si vede un gruppo di carabinieri e di persone in camice bianco che lo ferma e lo fa scendere. Lo sbattono letteralmente a terra: Dario viene immobilizzato, sedato e portato nel reparto di psichiatria di Canicattì. 

Gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori … devono essere accompagnati da iniziative rivolte ad assicurare il consenso e la partecipazione da parte di chi vi è obbligato. Art 33 legge 833/78

Dalle immagini disponibili, invece, non sembrerebbe che ciò sia stato fatto.  Inoltre:

Nel corso del trattamento sanitario obbligatorio, l'infermo ha diritto di comunicare con chi ritenga opportuno. Art 33 legge 833/78

La famiglia cerca di andarlo a trovare ma, per ben quattro giorni, non riescono a vederlo e nemmeno parlargli per telefono. Il personale adduce diverse ragioni (o scuse): il paziente dorme, non abbiamo telefoni cordless, visite vietate a causa del covid-19 ecc. Quattro giorni senza nemmeno un contatto telefonico. Alla fine il fratello avvocato riesce a parlargli al telefono, ma quasi non crede alle proprie orecchie quando sente Dario, palesemente intontito, la voce impastata, pronunciare a fatica parole che non avremmo voluto sentire: legato mani e piedi. Nel sottofondo si sentono i commenti sarcastici di qualcuno (un infermiere? un dottore?) che suonano grotteschi, perché il povero Dario non è palesemente in grado di articolare parole: “Dai, ti sta parlando, salutalo, chiedi come sta la mamma, parla con tuo fratello, dai”. 

Il fratello avvocato riesce ad avere la richiesta e l’ordinanza di TSO, e la cartella clinica. Se non sapessimo che queste cose succedono quotidianamente a tanta gente che non ha un fratello avvocato, resteremmo allibiti nello scoprirne il contenuto:

  • La richiesta di TSO, ben visibile nel video, è firmata dalla dottoressa Graziella Migliore, ed è motivata da ‘scompenso psichico con agitazione psicomotoria’. La registrazione video, però, racconta una storia diversa: Dario, dando prova di grande equilibrio e autocontrollo, esce dall’auto e si confronta con questo gruppo di persone. E’ consapevole di aver commesso un reato (in realtà, un illecito amministrativo) ed è pronto a ricevere un verbale di multa. Non sospetta che sia in atto un TSO e non dà alcun segno di agitazione né di squilibrio (che pure, date le circostanze, sarebbe stato legittimo, e tutt’altro che patologico).
  • Il TSO richiede la firma di due medici. La seconda firma è della dottoressa Chiara Dominuco, del Dipartimento locale di Salute Mentale. Secondo l’avvocato Lillo Massimiliano Musso, nessuna delle due dottoresse ha mai visto – tantomeno visitato – suo fratello Dario.
  • Il culmine della farsa, e ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere, si ha con la diagnosi finale: “Disturbo della personalità non specificato”. Sembra, insomma, che nessuno degli oltre 360 disturbi mentali elencati dal pur fantasioso manuale psichiatrico fosse adatto alla situazione.

Al rientro a casa, Dario stava male e ancora non aveva smaltito gli effetti della sedazione forzata cui è stato soggetto.  Dubitiamo che Dario, nel corso della degenza (o dovremmo chiamarla detenzione?) abbia cambiato opinione sull’epidemia di covid-19. E allora, di che cosa, esattamente, è stato ‘curato’? E come?

Domanda retorica: l’intento, palesemente, non era curativo ma intimidatorio? le opinioni che Dario stava divulgando andavano censurate con una punizione esemplare, in modo da scoraggiare altri. Veniamo a sapere che la Procura di Agrigento, forse spinta dall’ondata d’indignazione che ha pervaso il web, ha aperto un’inchiesta sul TSO di Dario.

Speriamo che i responsabili di questi abusi siano processati e condannati. Il fratello avvocato è determinato ad andare fino in fondo, per arrivare a una modifica di questa legge liberticida, e proteggere le tante vittime sconosciute che non vengono riprese da una "candid camera" e non hanno un fratello avvocato.

Forza fratelli Musso. L’Italia dei diritti umani è con voi. 
 

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