Psicofarmaci pericolosi

Submitted on Mer. 05/01/2005 - 14:20
Psicofarmaci pericolosi

All'inizio degli anni 90', in qualità di Presidente del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani, avevo diffuso vari comunicati stampa, che avvertivano dei pericoli legati alla assunzione di floxetina.

Riporto qui, di seguito, alcuni degli elementi allora annunciati.
 

  1. La possibilità di commettere suicidio è elevata nelle persone "depresse", ma molti depressi non arrivano mai nemmeno a pensare di suicidarsi.

    Nel febbraio del 1990, l'articolo "Emergence of intense suicidal preoccupation during fluoxetine treatment", nell'American Journal of Psychiatry evidenziava che l'assunzione di Prozac può indurre pensieri e tentativi suicidari anche in coloro che prima non avevano tali idee ed intenzioni. Questi pensieri spariscono a distanza di due o tre mesi dalla sospensione della terapia.

    L'identico fenomeno è descritto dal "Journal of the American Accademy of Child and Adolescent Psychiatry", nell'articolo "Emergence of self destructive phenomena in children and adolescent during fluoxetine treatment" del marzo 1991.

    La correlazione tra assunzione di Prozac e comparsa di idee suicidarie particolarmente intense e violente, così come descritta negli articoli scientifici citati, in persone che mai prima avevano avuto tali pensieri; la scomparsa di tali ideazioni dopo la sospensione del trattamento con Prozac (in un periodo di due tre mesi dalla sospensione); le affermazioni fatte dagli stessi pazienti in terapia, non lasciano adito a dubbi.

  2. Alcuni pazienti hanno affermato: "la fluoxetina (Prozac) mi aveva reso capace di commettere il suicidio con successo", "la fluoxetina è un farmaco mortale".

    Da notare che le persone coinvolte nello studio scientifico non solo svilupparono idee di suicidio, ma in diversi casi tentarono di commetterlo con modalità tali da cercare di evitare ogni tentativo di salvarli.

    Alcuni acquistarono o si procurarono armi da fuoco. Altri si sono dichiarati perseguitati da idee suicidarie così intense e violente che togliersi la vita sembrava essere l'unico modo di farle cessare.

  3. Gli effetti descritti si manifesterebbero in una percentuale di pazienti che assumono Prozac che può variare dal 1,3 al 7,5 %.
  4. Nel 1992 la FDA ha accettato di fare una seduta supplementare e di ascoltare le testimonianze delle vittime del Prozac attraverso un consiglio di revisione composto da una dozzina di esperti ed è altrettanto vero che quella commissione stabilì che il Prozac era abbastanza sicuro e rinnovò la sua autorizzazione al commercio.
    Tuttavia una successiva indagine ha permesso di appurare che almeno 8 di quegli esperti sono nel libro paga della Eli Lilly (l'industria che produce il Prozac), e che ricevono centinaia di milioni l'anno a testa, da quell'industria farmaceutica, per i loro "progetti di ricerca".
  5. Nel settembre del 1991 i Parlamentari Europei Uyttendaele, Mesoraca, Gustafsson, Hardy, Dimmer e Miville, hanno richiamato l'attenzione del Parlamento Europeo, con dichiarazione scritta (N° 212, Doc. 6481), sulla potenziale pericolosità del Prozac, e scritto che "permettere la circolazione di uno psicofarmaco con tali fattori di rischio viola l'articolo 2 della Convenzione Europea sui Diritti Umani".
  6. Nel novembre dello stesso anno il Deputato Mauro Mellini ha presentato al Ministro della Sanità una interrogazione parlamentare per chiedere accertamenti e ragguagli in merito al Prozac, anche relativamente ad un caso di suicidio italiano.
  7. Il 23 novembre 1993 il Deputato Edo Ronchi ha presentato un'altra interrogazione parlamentare al Ministro della Sanità, relativa al Prozac ed ai pericoli connessi al suo uso, chiedendo quali azioni il ministro intendesse intraprendere per accertare i fatti, tenendo anche conto che le precedenti informazioni fornite ai medici erano "molto generiche".

Infatti, il nostro Ministero della Sanità nel numero di febbraio 1990 del "Bollettino d'informazione sui farmaci", curato da Duilio Poggiolini, trattava l'argomento fluoxetina, raccomandando alcune vaghe cautele nella sua somministrazione: non si accennava neanche minimamente al problema "suicidio".

Questi e gli altri dati forniti a quel tempo, non ebbero particolare risalto nei mezzi di informazione; oggi a più di dieci anni di distanza si scopre che - purtroppo - avevamo ragione.

Da vari anni stiamo cercando di sensibilizzare l'opinione pubblica italiana in merito ad un altro fenomeno pericoloso. Si tratta dell'etichettamento psichiatrico dei bambini, sin dalla tenera età e della conseguente somministrazione di psicofarmaci.

Decidendo tramite voto per alzata di mano, se un certo comportamento umano è o meno una malattia, gli autori del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, hanno letteralmente inventato decine di nuove malattie mentali. Tra queste, la più in voga nell'età infantile, pare essere la Sindrome da Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD).
 

  1. Non vi è alcuna prova scientifica che l'ADHD sia una malattia, tantomeno di natura genetica, neurobiologica od organico / cerebrale, se non le altisonanti dichiarazioni verbali fatte da una serie di "specialisti" (ma la scienza è un'altra cosa e necessita di prove, in assenza di queste potremmo tornare al Medio Evo).
  2. 6 milioni di bambini nei soli USA, in "terapia" con un'anfetamina ritenuta assai pericolosa dalle stesse autorità che controllano i farmaci (FDA, ecc.), non sono una cosa su cui scherzare.
  3. 6 milioni di bambini non possono rappresentare "alcuni casi di prescrizione eccessiva o di abuso".
  4. Gli oltre 120 bambini morti per questa "terapia", senza che vi sia alcuna certezza di "malattia", non sono uno scherzo.
  5. I bambini vivaci e distratti esistono, ma le cause di ciò sono molteplici e differenti tra loro (malattie fisiche, problemi di relazione, problemi familiari, problemi scolastici, ecc.).
  6. Identificare il tutto con una malattia (peraltro inventata) è quantomeno fuorviante, se non una vera e propria truffa.

Anche in Italia vi è una forte spinta alla diffusione di queste teorie e da più parti si propone di effettuare screening psichiatrici di massa sui bambini. In molte scuole italiane sono già stati effettuati. Ciò viene giustificato dalla "necessità di individuare precocemente i disturbi".

Si tratta, di fatto, di aprire una nuova fascia di mercato: un'operazione di marketing.

Tutte le "notizie" che sostengono direttamente o indirettamente questo progetto - l'etichettamento di massa - (peraltro attuato in passato solo nella Germania nazista e nella Russia di Stalin), fanno parte della stessa strategia di marketing.

Quando avremo anche in Italia i nostri bambini morti, non si potrà dire che - purtroppo - non era stato annunciato.

Dr. Roberto Cestari

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