Il ragazzo disabile di Lumezzane resta in famiglia

Pubblicato Mar. 19/05/2015 - 12:04
Il ragazzo disabile di Lumezzane resta in famiglia

Solo poco tempo fa si temeva un suo ricovero coatto: ora potrà restare a casa. Ha vinto l'ascolto e il buon senso

Brescia. Si sta risolvendo positivamente la vicenda del ragazzo non udente di Lumezzane. Il giudice ha deciso che potrà essere collocato presso la madre e seguire un percorso presso l’Ente Nazionale Sordi Onlus di Brescia. Solo poche settimane fa avevamo ricevuto la lettera disperata della mamma che chiedeva il nostro aiuto per Gianni (nome di fantasia):

“L’assistente sociale mi ha già detto che se Gianni rifiuterà di andare in struttura dovranno intervenire i carabinieri, e che se non andiamo all’incontro ci avrebbero mandato i carabinieri a casa. Siamo terrorizzati. Mio figlio è sordo e il suo livello scolastico è molto carente, ma è un ragazzo buono e vuole solo farsi una vita come tutti gli altri. Aiutatemi.”

Questa mattina il giudice tutelare ha emesso un decreto in cui accetta le proposte dell’amministratore di sostegno di:

- procedere con la dimissione di Gianni dalla comunità per disabili […]; - mantenere Gianni, almeno fino all'esito della CTU ed alle successive indicazione in merito del G.T., presso l’abitazione della madre sig.ra […]; - segnalare Gianni all'A.S.L. di Lumezzane per la scelta di un Medico di Medicina Generale a Lumezzane; - segnalare Gianni all’Ente Nazionale Sordi Onlus di Brescia per eventuale supporto ed incremento della comunicazione verbale; - continuare con la consulenza del C.P.S. per Gianni come indicato dal servizio nella relazione del 06.05.2015.”

L’avvocato di Gianni e della mamma, Francesco Miraglia del foro di Modena, ha commentato:

“Al di là del caso concreto e degli aspetti giuridici della vicenda, penso che questa vicenda è la dimostrazione che a volte il buon senso e l’aspetto umano fanno di più di un farmaco e di una sentenza.…”.

Il clima è quindi totalmente cambiato rispetto ad alcune settimane fa, anche da parte dei servizi sociali, che sembrano ora più propensi a tutelare gli affetti famigliari ascoltando in primis la volontà di Gianni di fare un percorso sostenuto dall’affetto della sua famiglia e non in una fredda comunità, scartando certe assurde teorie psichiatriche che prediligono l’allontanamento dalla famiglia e sistemi invasivi e coercitivi per il “trattamento” del disagio. Forse ora Gianni potrà rifarsi una vita.

“Ci auguriamo che questa vicenda abbia insegnato ai Servizi Sociali che certe procedure e pratiche psichiatriche invasive e coercitive sono dannose e degradanti, e che forse anche la situazione apparentemente più complessa e delicata può essere risolta con l’ascolto e la comprensione piuttosto che con la forza.” Ha commentato Mariella Brunelli del Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani Onlus. “Il nostro comitato si batte da anni contro gli abusi di psicofarmaci sui bambini e gli allontanamenti facili dalle famiglie sulla base di perizie e valutazioni psichiatriche. Se vostro figlio, figlia, nipote, fratello, sorella o parente sono stati danneggiati da tali valutazioni psicologiche o psichiatriche vi preghiamo di mandarci la documentazione completa sulla vicenda.”

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