In ricordo di Thomas Szasz

Nel quinto anniversario della sua dipartita, ricordiamo Thomas Szasz,  professore emerito di psichiatria, paladino dei diritti e delle libertà e co-fondatore del CCHR, il cui pensiero continua a illuminare il nostro percorso, pubblicando la traduzione del sommario (capitolo finale) del libro che rappresenta un po’ il suo manifesto: Il Mito della Malattia Mentale.

I principali argomenti esposti in questo volume e le loro implicazioni possono essere sintetizzati come segue:

  1. A rigor di termine, le malattie possono colpire soltanto il corpo: ne consegue che non possono esistere malattie mentali (mental illnesses).
  2. Malattia mentale è una metafora. La mente può essere malata soltanto nel senso in cui si parla, per esempio, di economia malata o di pensieri malati.
  3. Le diagnosi psichiatriche sono etichette stigmatizzanti formulate in modo da assomigliare a diagnosi mediche e applicate a persone il cui comportamento disturba o offende altri.
  4. Chi soffre del proprio comportamento e se ne lamenta viene di solito classificato come “nevrotico”; chi con il proprio comportamento fa soffrire gli altri o li porta a lamentarsi, è di solito classificato come “psicotico”.
  5. La malattia mentale non è qualcosa che una persona ha, bensì qualcosa che fa o è.
  6. Se non c’è malattia mentale non possono esserci ospedalizzazione, trattamento o cura. Com’è ovvio, le persone possono cambiare comportamento o personalità con o senza l’intervento della psichiatria. L’intervento, ai giorni nostri, è chiamato ‘trattamento’ e il cambiamento, se procede in una direzione approvata dalla società, è detto ‘guarigione’.
  7. L’introduzione di valutazioni psichiatriche nell’amministrazione della giustizia - per esempio, la difesa per infermità mentale e relativo verdetto, diagnosi d’incapacità mentale a sostenere un processo ecc. - corrompe la giustizia, e di colui che dovrebbe essere aiutato, fa una vittima.
  8. La condotta personale segue sempre delle regole, è sempre strategica e ha sempre senso. Modelli di rapporti interpersonali e sociali possono essere interpretati e analizzati come fossero giochi, in cui il comportamento dei partecipanti al gioco è regolato da regole esplicite o tacite.
  9. Nella maggior parte dei tipi di psicoterapia volontaria, il terapeuta tenta di far luce sulle non esplicite regole di gioco secondo le quali il cliente si comporta; e tenta di aiutarlo a indagare sugli obiettivi e sui valori dei giochi della vita così come li conduce.
  10. Non ci sono giustificazioni mediche, morali o legali per interventi psichiatrici contro la volontà di un paziente: sono crimini contro l’umanità.