Una storia di ordinaria psichiatria

Pubblicato Sab. 21/12/2013 - 13:33
Una storia di ordinaria psichiatria

La storia della signora "L", costretta a lottare con disperata energia per difendere il suo bambino e il suo diritto ad essere madre

Riferiamo questa storia in versione priva di riferimenti per non danneggiare un'azione legale che è già in corso.

Atto 1° - L'assedio psichiatrico della signora "L"

La Signora L è seguita da anni a un CPS; secondo lo psichiatra, la Signora L sarebbe inquadrabile con un "Disturbo Schizoaffettivo, tipo depressivo".

Dal gennaio del 2012 L sta bene e dal luglio 2012 non prende più farmaci, continuando a stare bene, come avrebbe riconosciuto lo stesso psichiatra. Nel dicembre 2013 però, costui viene a sapere una notizia che sembrerebbe mettere a soqquadro i suoi stereotipi psichiatrici: la signora L è incinta! Scatta immediatamente quello che sembrerebbe configurarsi come un assedio psichiatrico da parte di un team di cosiddetti specialisti – tutti apparentemente impegnati nel tentativo di convincere L a riprendere l'assunzione di farmaci nonostante il suo stato interessante.

Ma la Signora L, con tenacia, con caparbietà, con coraggio di madre, in difesa della salute del nascituro, resiste contro tutto e contro tutti, aiutata solo dalla madre. Comunica allo psichiatra che non sarebbe più andata al CPS perché "lo sanno tutti che in gravidanza i farmaci fanno male".

"L" avrebbe comunicato al personale medico e paramedico le sue perplessità riguardo l'assunzione di farmaci in gravidanza. In effetti, i farmaci prescritti (CITALOPRAM e ABILIFY) sono controindicati in gravidanza e durante l'allattamento.

Atto 2° - Lo psichiatra propone ed ottiene un Accertamento Sanitario Obbligatorio contro la signora "L" che sta allattando il figlio di 3 mesi e mezzo!

Lo psichiatra, che pure avrebbe riconosciuto come la Signora L stesse bene, nonostante non assumesse più farmaci da 15 mesi (in questi 15 mesi sono compresi il periodo della relazione con il padre del bebé, la gestazione e i tre mesi e mezzo di vita col figlio), cambierebbe d'avviso non appena viene a sapere che la Signora L ha avuto un banale diverbio con la madre: propone e ottiene dal Sindaco un'ordinanza di Accertamento Sanitario Obbligatorio (ASO) da svolgersi al Pronto Soccorso dell'Ospedale locale! E' dubbio che la procedura sia stata eseguita in maniera conforme alla legge. Ebbene, nonostante le sue condizioni fossero del tutto normali e tranquille, come testimoniano il Vice Comandante e un Agente della Polizia Locale, lo psichiatra fa ricoverare "L" nel Reparto psichiatrico (SPDC)!

Atto 3° - La violenta aggressione fisica della signora "L" perpetrata nel reparto SPDC per imporle l'assunzione del neuroparalizzante INVEGA che le avrebbe impedito di continuare ad allattare

La Signora "L" riferisce che al 2° giorno di ricovero, essendosi ripetutamente rifiutata di assumere il neurolettico (significa neuro paralizzante) INVEGA, la Signora "L" viene aggredita da 5 infermieri che l'afferrano per le braccia e per le gambe, la sdraiano sul pavimento, le premono un cuscino in faccia per non farla più gridare e le fanno una potente iniezione di neuroparalizzante SERENASE, che la stordisce, e poi così sedata viene legata mani e piedi ad un letto di contenzione! In cartella clinica risulterebbe piena di contraddizioni.

La Signora L viene dimessa dall'SPDC ma, prima di uscire le verrebbe praticata una iniezione del neuroparalizzante RISPERDAL RP, da ripetersi ogni 14 giorni.

Le note tecniche dei 3 neuroparalizzanti INVEGA, SERENASE e RISPERDAL RP, in merito all'assunzione durante il periodo di allattamento, riportano le seguenti avvertenze:

  • RISPERDAL RP: "Il vantaggio dell'allattamento al seno deve essere ponderato rispetto al potenziale rischio per il bambino"!
  • INVEGA: "INVEGA non deve essere usato durante il periodo di allattamento"!
  • SERENASE: "Da non impiegarsi in caso di gravidanza accertata o presunta, né durante l'allattamento"!

La strenua, eroica e coraggiosa difesa di una madre contro lo stolido, violento e insensato strapotere dei servizi psichiatrici del CPS e dell'SPDC

La Signora "L", spaventata per quanto le è capitato nel reparto psichiatrico, reagisce con forza e determinazione: presenta un esposto ai carabinieri su quanto accaduto e incarica un avvocato di difenderla.

Atto 4° - La piovra psichiatrica chiude i suoi tentacoli. Il tribunale dei minorenni emette un decreto provvisorio, il piccolo deve essere allontanato dalla madre e dalla nonna!

La risposta alle iniziative difensive della Signora "L" non si fanno attendere: Il CPS improvvisamente chiede al Tribunale per i Minorenni un decreto provvisorio che il tribunale avrebbe prontamente emesso: il figlio deve essere strappato da mamma e nonna e assegnato a una comunità per minori, in attesa di decidere se la Signora L sia capace di fare la madre!

Per fortuna la Polizia Locale conosce "L", la nonna e il bambino, e riesce a bloccara l'improvvisa e drastica misura dell'allontanamento del piccolo, che apparrebbe davvero eccessiva e ingiustificata. Grazie al loro intervento, il Tribunale per i Minorenni avrebbe acconsentito a derubricare la disposizione del collocamento provvisorio del solo figlio in una comunità per minori, convertendola nella decisione di collocare provvisoriamente "L" e suo figlio in una comunità madre –bambino in cui persisterebbe. Permarrebbe, però, la minaccia di separare madre e figlio se la signora "L" rifiutasse di sottoporsi alla terapia farmacologica.

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