Una giovinezza in frantumi

Pubblicato Lun. 08/08/2005 - 15:20
Una giovinezza in frantumi

Nello sconforto della visione del proprio futuro una ragazza ha deciso di rendere nota la sua drammatica vicenda per impedire che altri abbiano la stessa sorte, per motivi di privacy verrà usato un nome di fantasia.

Un'adolescenza vissuta dentro e fuori da case di cura e reparti psichiatrici. Tutto è iniziato a causa di incomprensioni in famiglia che causavano turbamenti.

Marta, poco più che ragazzina viene indirizzata, con la madre, da uno psichiatra e inizia così il suo calvario: in seguito alla diagnosi gli vengono prescritti alcuni psicofarmaci che le causano notevole riduzione delle capacità di apprendimento, attenzione e concentrazione nello studio, calo della capacità di reazione e alcuni scompensi fisici che peggiorano lo stato mentale di Marta che la porta ad una diagnosi per disturbi mentali con ricovero.

Durante la degenza la terapia consiste di ulteriori farmaci e raccomandazioni sull'importanza di continuare a "curarsi" anche dopo la dimissione. Rientrata a casa la situazione in famiglia non è cambiata e le ripercussioni sono maggiori, sotto l'effetto dei farmaci che acutizzano lo stato di disagio e la sua apatia alternandola a reazioni di collera, Marta viene nuovamente ricoverata, stavolta come Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO) in seguito ad un litigio con i familiari durante il quale ha una reazione inconsueta al suo carattere che la porta a rompere dei quadri.

Altro ospedale, reparto psichiatrico, altri farmaci.

Marta racconta di aver raggiunto la prescrizione di 12 pastiglie al giorno, e così passano i mesi e Marta non migliora, anzi le sue prospettive cominciano a sfumare. Consigliano alla madre una casa di cura privata in Toscana, diretta da un eminente psichiatra italiano, fra i più in vista nel settore. La madre prende la decisione e parte con la figlia.

Giunte in loco Marta inizia l'iter terapeutico con visite, diagnosi e terapie farmacologiche, mentre la madre le sta accanto per un periodo di alcuni mesi , dopo i quali l'ennesima proposta di terapia è l'elettroshock, (pratica molto utilizzata in questa clinica), il motivo: la terapia farmacologica sembra non dare risultati. La madre si rifiuta. Le prescrivono la terapia da continuare a casa e la congedano.

La famiglia solo per questo periodo di trattamento ha speso ben 250 milioni delle vecchie lire, la liquidazione della madre, una vita di sacrifici. Marta comincia ad avere, oltre ai vari effetti collaterali fisici e mentali, turbamenti sessuali mai avuti prima che la sconvolgono.

A casa Marta continua la terapia ma non le da giovamento e sente che la sua vita è stata segnata negli anni migliori della giovinezza e, nonostante la laurea, ottenuta con molta fatica, sente di non aver fiducia in se stessa e di dover lottare per credere di riuscire a crearsi un futuro.

Chiunque ritiene di aver subito danni causati da trattamenti psichiatrici, può mettersi in contatto con il Comitato dei cittadini per i Diritti Umani.

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