Morte del figlio di Oreste Lionello: l’ombra degli psicofarmaci - quando la cura può sfociare in tragedia

Psicofarmaci

La recente e tragica scomparsa di Davide Lionello ha riacceso i riflettori su una questione tanto drammatica quanto spesso ignorata: il legame tra trattamenti psicofarmacologici e atti di autolesionismo estremo. Quello di Lionello non è purtroppo un caso isolato, ma l'ultimo di una serie allarmante di suicidi commessi da individui in cura psichiatrica.

Oltre il "mal di vivere": un controsenso logico

Troppo spesso la responsabilità di questi gesti viene attribuita acriticamente al "mal di vivere" o alla patologia di base del paziente. Tuttavia, emerge un controsenso logico (e cronologico) che non può più essere ignorato: la condizione di sofferenza mentale doveva necessariamente esistere prima dell’inizio delle cure, mentre l’atto si è compiuto dopo l'inizio di una terapia che in teoria avrebbe dovuto migliorare l’equilibrio mentale della persona; non peggiorarlo fino a desiderare la morte.

L’inferno dell’acatisia

L’evidenza scientifica punta il dito su un devastante effetto collaterale di alcuni psicofarmaci noto come acatisia, una condizione che lo psichiatra Samuel Lee, definisce come "irrequietezza, il non sentirsi a proprio agio nel proprio corpo".

Ma sono le vittime a descriverne il vero orrore:

"L’acatisia è un tormento interiore, è un tormento fisico ed emotivo, non puoi sfuggirgli, è presente 24 ore su 24, 7 giorni su 7. È come l’inferno. L’acatisia non ti uccide, ti fa venire voglia di ucciderti. È come la sensazione di formiche, o fuoco, o elettricità che scorre dalla testa ai piedi... Il dolore è così forte che non riesci a vedere nient’altro... La morte diventa un pensiero benvenuto, l’unico sollievo."

L'iniziativa del CCDU alla Procura di Roma

Proprio alla luce di queste testimonianze e della possibilità di una iatrogenesi (un danno causato direttamente dal trattamento medico), il CCDU (Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani) è intervenuto con decisione inviando alla Procura della Repubblica di Roma una formale richiesta di perizia tossicologica. L'obiettivo è accertare con precisione la presenza, la concentrazione e l'interazione dei principi attivi psicofarmacologici presenti nell'organismo di Davide Lionello al momento del fatto. Risulta fondamentale stabilire se, e in che misura, uno squilibrio o un'intossicazione farmacologica possano aver giocato un ruolo cruciale nella genesi dell'atto estremo, accertando eventuali responsabilità.

Secondo il CCDU:

“Solo con un accertamento oggettivo su ciò che il soggetto aveva in corpo potremo onorare la memoria della vittima e gettare luce sulla reale catena di causalità. Non possiamo più permettere che il dolore indotto da un farmaco venga scambiato per il naturale decorso di una malattia.”

Riferimenti:

  1. Documento FDA “Suicidality labeling for antidepressant: www.accessdata.fda.gov/drugsatfda_docs/label/2005/020415s018,021208s009lbl.pdf
  2. DSM IV e V: capitolo su acatisia
  3. Università di Cambridge: https://www.cambridge.org/core/journals/acta-neuropsychiatrica/article/akathisia-and-atypical-antipsychotics-relation-to-suicidality-agitation-and-depression-in-a-clinical-trial/31DCB9E1EDD8FF73322F0ED2E393A82F 

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