Arsa viva in psichiatria -Manifestazione di protesta

Pubblicato Mar. 27/08/2019 - 15:50
Arsa viva in psichiatria

Manifestazione di protesta il 31 agosto a Bergamo per l’atroce morte di una donna, arsa viva in psichiatria, mentre era legata al letto di contenzione 

Davanti all’ennesima tragedia in un reparto di psichiatria, il Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani scende in piazza per chiedere verità, giustizia e riforme. L’articolo 32 della nostra Costituzione recita:

“Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.”

Questi limiti vengono violati fin troppo spesso: non passa mese senza che i giornali riferiscano di qualche tragedia nei reparti di psichiatria del Belpaese.  Eppure anche l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, per voce del Relatore Speciale Juan Mendez, equiparando i trattamenti coercitivi alla tortura, ha ammesso: 

“Il carattere discriminatorio dell’intervento psichiatrico forzoso … nonostante la pretesa di buone intenzioni, rientra tra i requisiti previsti dall’articolo 1 della Convenzione contro la Tortura … ed è necessario imporre un divieto assoluto di qualsiasi intervento medico forzoso e non volontario, incluso la somministrazione coatta di psicochirurgia, elettroshock e psicofarmaci.”

La legge sul Trattamento Sanitario Obbligatorio (impropriamente chiamata “Legge Basaglia” dal nome dello psichiatra che, invece, la criticava aspramente) viene troppo spesso e troppo sovente aggirata adducendo lo stato di necessità.  L’articolo 54 del Codice Penale prevede l'impunibilità per chi commetta un fatto (delittuoso) “per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé o altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona” ma specifica che il fatto (cioè la violazione) debba essere “proporzionato al pericolo”. Visti i risultati, è lecito chiedersi se il ricorso frequente al TSO e alla contenzione sia davvero “proporzionato al pericolo”. 

Secondo una nota del Garante Nazionale delle Persone Private della Libertà, gli psichiatri rimangono riluttanti all’osservazione da parte di occhi esterni e indipendenti, e sembrano non comprenderne l’importanza: 

“Proprio la delicatezza del trattamento non volontario, di per sé eccezionale, poiché in deroga rispetto al principio costituzionale che stabilisce la libertà della persona di non sottostare alle cure, giustifica invece un’attenta verifica delle procedure in osservanza alla legge.”

In barba alle raccomandazioni del Garante e dell’ONU, alcuni psichiatri si ostinano però a credere che l’uso di forza, coercizione e contenzione possa essere in qualche modo “terapeutico”, mentre i fatti mostrano tragicamente come di contenzione si possa morire - a Bergamo come a Vallo della Lucania.

Per protestare contro questo stato delle cose, e chiedere una riforma del TSO in senso garantista, con esplicito divieto di ciò che l’ONU definisce “tortura”, il CCDU indice una manifestazione per sabato prossimo, a Bergamo. Appuntamento il  31 agosto, dalle 14:00 alle 15:50 davanti all’ingresso principale dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, in Piazza OMS 1
    
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